venerdì 17 giugno 2011

La musica è il fuoco dell'anima

"La musica è il fuoco dell'anima" è una citazione di Platone che fonde la musica con la filosofia, vuole dirci che l'arte dei suoni diventa un sentimento che con osmotico impeto entra nel nostro ego modificandoci.
La musica, cosi come la conosciamo, viene percepita spesso come un fenomeno artificiale: gli strumenti sono stati creati dall'uomo, la notazione, la melodia, il ritmo, l'armonia, sembrano derivare esclusivamente dall'uomo nel suo immenso bisogno di esternare la propria spiritualità; la musica invece è sempre esistita in natura è solo stata convogliata, catturata, scoperta dall'uomo, da qui trae origine la derivazione divina della musica che già i Greci volevano fosse diretta espressione di un dio.
La musica è stata la protagonista, fin dalla notte dei tempi, di ogni vicenda umana, da qui la sua connotazione di entità eterna ed insostituibile.
Nel passato la musica ha seguito le regole del linguaggio: di nicchia e raffinata per gli altolocati, diversa quella derivata dalla espressione del popolo; la musica è stato strumento di distizione fra i ricchi e i poveri, il musicista era letteralmente reclutato dalla casta nobile come successe a Beethoven, costretto a comporre i suoi capolavori in funzione dei suoi protettori.
La musica, nel passato, non veniva considerata patrimonio dell'umanità, bensì esclusivo appannaggio di pochi, segno del loro potere e del loro prestigio.
Oggi le cose sono cambiate, anche se, tuttavia, la musica non è certamente più vista come essenza divina ma sicuramente come l'arte più poliedrica e trasversale di tutte le arti; la musica è viva, in essa rivivono i suoi compositori rendendoli immortali.
Nel mondo di oggi la musica è spesso, troppo, considerata solo come un prodotto commerciale da vendere e consumare, a prescindere dai suoi contenuti.
La musica non dovrebbe essere veicolata da interessi commerciali nè, tantomeno, dovrebbe essere influenzata solo dalla cultura anglosassone; la musica è nata già di per sè come un linguaggio universale con peculiari caratteristiche di bellezza che spesso, nella musica commerciale, vengono disattese.
Si riscontra sempre più un progressivo allontamento dei giovani dalla musica classica, un vero dramma, questo è dovuto soprattutto al condizionamento della musica commerciale e ad una esigua formazione musicale generale di base; come altre discipline la musica dovrebbe essere più presente nei programmi scolastici al fine di dare una vera e pregnante educazione musicale capace di far riscoprire ed apprezzare un mondo musicale, quello della musica classica, che rischia sempre più di tornare ad essere un interesse di nicchia.

venerdì 10 giugno 2011

Gli anni '70

Dopo tanti anni forse la gente dimentica: i ricordi si affievoliscono, le nuove generazioni lo studiano solo a scuola. Parlo di un periodo che poteva essere esaltante sotto certi aspetti ma mortificato, infangato, insanguinato, parlo degli anni '70, anni di piombo.
All'epoca quelli della mia generazione erano ragazzini, erano anni bui, la televisione ogni giorno raccontava dei tragici fatti di cronaca del terrorismo, un qualcosa di oscuro, feroce, sovversivo che ingrigiva le nostre giornate, il cui eco rimbombava in modo assillante anche nei nostri cuori di bambini.
Come dimenticare gli attentati a magistrati, poliziotti, istituzioni, le stragi e le rivendicazioni che puntualmente apparivano dopo ogni singolo atto terroristico?
Le vittime del terrorismo cadevano nell'adempimento del dovere per uno Stato colpito al cuore, uno Stato che forze oscure volevano sovvertire con frange armate, organizzate, la strategia della tensione attuata da un nemico invisibile e in casa nostra, che coltivava le sue reclute nelle università guidata da ideologie antidemocratiche e sovversive.
Erano tempi molto duri per tutti, dei quali ricordiamo immagini in bianco e nero, dove non poteva essere più garantito al cittadino il suo diritto alla sicurezza e alla incolumità personale; tutto si vorrebbe dimenticare, archiviare per sempre, ma come dimenticare le vittime e come dimenticare quei magistrati e quelle forze dell'ordine che in quegli anni combatterono tenacemente, duramente e al caro prezzo della propria vita?
Non dimentichiamo, cerchiamo di mantenere vivi i ricordi e onorare la memoria di tutti i caduti e che non si dimentichino le loro famiglie che ancora oggi rivendicano giustizia.
La nostra attuale società distratta troppo spesso dal suo frenetico e compulsivo stile di vita, non è più in grado di fermarsi a riflettere e di dare uno sguardo al passato, nella proiezione cosmica e assoluta verso un futuro dove però è necessaria una riaffermazione dell'uomo e dei suoi valori, dove è necessario uscire dal relativismo dei nostri tempi.
Riflettere e comparare ieri e oggi per dare un giudizio più obiettivo sulla qualità della nostra società, dovrebbe far assurgere alla conclusione che la società di oggi, e mi riferisco questa volta a quella italiana, sia migliorata rispetto a quella di quarant'anni fa, tuttavia si deve fare ancora tanto e solo con il contributo di tutti si può sperare in un futuro non conosca più, per sempre, periodi come quello degli anni di piombo.
Ora che la società è proiettata nel terzo millennio, forse non si vuole pensare troppo al passato, specialmente alle cose tristi, resta però il fatto che tanti fatti tragici di quel periodo sono rimasti impuniti e i familiari delle vittime non hanno ottenuto la dovuta giustizia, misteri che rimarranno tali o un giorno si saprà tutta la verità?

domenica 5 giugno 2011

Bisogna crescere

In un'Italia attraversata da crisi politiche ed economiche, dove è stato necessario ricorrere ai 150 di unità per ricordare per l'ennesima volta agli italiani che siamo una nazione, spesso ci poniamo interrogativi inquietanti, spesso non capiamo dove finisce l'ironia, la satira e comincia la realtà; l'Italia è un paese forse, comunque, non più diverso di altri, ma la voce prorompente dei mass media attira, secondo i momenti, a questo o a quel problema.
Taluni continuano ad affermare che siamo un popolo diviso, il campanilismo provinciale e radicato, l'affermazione di se stessi, il desiderio irrefrenabile di vantarsi degli orgogli regionali sono realtà, ritengo, molto inquietanti, fastidiose, contrarie al principio di uguaglianza sancito dalla nostra costituzione.
Si fa fatica a guardarsi dentro, si tende a giudicare, commentare, si esaltano solo propri i pregi e mai i difetti a meno che questi non siano degli altri, si pensa di essere al centro del mondo, vi è assoluta mancanza di modestia, vi è chiusura.
I vari problemi  vengono posti all'attenzione secondo le convenienze del momento, suscitando la suggestione delle masse chiuse nella loro provincia, invadendo le menti, le motivazioni sono spesso e solo politiche: è una strumentalizzazione al servizio del potere.
Non siamo, per certi versi, differenti dagli italiani di tanti anni fa, siamo solo più circondati da tecnologia, nulla più, di converso c'è un costante impoverimento del livello culturale generale, seppur ora il grado di istruzione sia più elevato rispetto al passato, ma, terminata la scuola, tutto irrimediabilmente finisce: si legge poco, si ascolta spesso solo musica commerciale, il turismo è soltanto spesso solo gastronomico; capisco certamente il disagio in chi non si identifica in questo quadro spero, comunque, che siano tanti.
Per far si che veramente cresca, il nostro paese ha bisogno di un necessario e generale innalzamento del suo livello culturale, che favorisca l'apertura e faccia rinascere il senso critico; è necessario ascoltare più voci e non solo limitarsi a taluni mass media, bisogna aprire le menti e ragionare in autonomia senza seguire cecamente le correnti; nell'era di internet, sarebbe opportuno sfruttarlo sempre più per questi scopi, la rete permette di scegliere ciò che si vuole, l'utente nel web può partecipare e condividere opinioni.
Sfruttare la rete per crescere, far farla diventare un formidabile veicolo di cultura anzi, farla ritornare a questo, visto che l'iniziale rete internet era nata per far comunicare i ricercatori fra loro.

sabato 4 giugno 2011

Formare i giovani per costruire il futuro

Argomenti correnti come la criminalità minorile, la crisi dei valori, la droga, inducono tutti a riflettere sullo stato di salute delle nuove generazioni.
Forse in modo diverso, con problemi diversi sono le stesse cose che sentivamo noi quando eravamo "i giovani", la generazione antecedente giudica e confronta la generazione successiva, è un fatto normale, l'intento, lodevole peraltro, è quello di far comprendere a colui che è dopo ciò che bene e ciò che male, di plasmargli la coscienza per consentirgli di inserirsi responsabilmente nella società. Nella formazione di un individuo agiscono però diversi fattori in concorrenza fra loro, in grado di agire sui punti vulnerabili della psiche e sulle sue predisposizioni mentali. 
Esistono però fattori che devono assolutamente essere presi in considerazione e ciò nasce quando ci si chiede il perchè di determinati comportamenti e determinate tendenze che portano ad una sostanziale decadenza della qualità del tessuto sociale, è necessario capire cosa c'è alla base di un problema.
E' troppo semplicistico pretendere di risolvere determinati problemi con pregiudizi generici e conclusioni affrettate, ciò addirittura rischia di agevolare il proliferarsi dei fenomeni negativi.
Tra i fattori determinanti nella formazione di un individuo dal punto di vista etico e morale in primis c'è sicuramente quello familiare, poi viene la scuola, agenzia educativa che nei suoi vari gradi contribuisce alla maturazione dell'individuo, fornendogli elementi essenziali per il suo inserimento nella società.
Quali sono i problemi di oggi che troviamo nel percorso educativo? Molteplici e diversi rispetto a quelli del passato.
Un crogiuolo di stimoli investono la psiche del giovane, una tempesta di sollecitazioni esterne che provengono da una società frenetica, variegata e consumistica che forniscono, talvolta, una visione non reale della vita; il compito della famiglia è proprio questo: filtrare per quanto possibile i richiami esterni che investono il bambino, il processo inverso di ciò che invece succedeva nella società del passato quando tutta l'educazione proveniva dalla famiglia a causa dell'assenza di mezzi di comunicazione e della sua condizione sociale.
Tuttavia oggi che siamo nell'era della comunicazione, spesso manca invece la comunicazione stessa fra genitori e figli in entrambi le direzioni, in età infantile sono i genitori che spesso non parlano ai figli, in età adolescenziale sono invece i figli che non parlano ai genitori; non parlare significa non trasmettere, è la cosa più deleteria dei rapporti umani in generale, perchè non si risolvono i problemi, cresce il disinteresse, si elevano muri di silenzio difficili da demolire, non parlare divide le coppie, crea nemici, aumenta la diffidenza.
Bisogna cercare di parlare con i figli, sussurrare la parole ai bambini, ascoltarli sin da piccoli, instaurare con loro un rapporto di fiducia saldo e duraturo, intraprendendo assieme un percorso educativo volto a proteggerli da una società tentacolare che ha perso la sua attenzione sulla centralità dell'uomo, che ha spostato l'attenzione su altri valori  assolutamente privi di contenuti che condizionano, inevitabilmente, la nostra vita, bisogna cogliere solo cosa c'è di positivo nella società, tralasciare i modelli ingannevoli e falsi spesso presentati con attraenti spots dai mass media.
L'arduo compito è, in sostanza, contribuire fattivamente, attraverso la formazione dei giovani, a costruire un futuro per loro, che, guardando al passato, sia per l'uomo e non contro l'uomo, che impedisca la sua autodistruzione, che elevi la qualità intellettuale di una società sempre più inquinata dal consumismo, dal materialismo e dal relativismo.

martedì 24 maggio 2011

L'uomo è veramente libero?

L'uomo è un essere libero ma schiavo della sua ragione; libertà e schiavitù: stanno tra loro come il bianco e il nero, la vita e la morte, l'uno e lo zero, possono coesistere due condizioni opposte, oppure sono opposte solo da certi punti vista?
L'uomo ha lottato, lotta per libertà: la libertà fa progredire, sviluppa, è un qualcosa che fa bene, il mondo di ieri, senza andare troppo indietro, quello dei nostri nonni, aveva poca libertà, nella miseria il popolo, oltre a  soffrire la fame, non aveva diritto di esprimersi liberamente, non  aveva diritto ad un'istruzione, non aveva diritto ad un posizione sociale, milioni di persone erano nelle mani di pochi regnanti e oligarchie ristrette, dittature,  dove erano ben definite invece le classi sociali che gestivano incontrastate il potere, ma la  limitazione dei diritti elementari di ogni persona causata dalla completa soggezione ad un sistema non è la sola forma di privazione della libertà, paradossalmente l'uomo può essere schiavo di se stesso anche inconsciamente in quanto vincolato dal suo stesso sistema di vita, perchè influenzato dalla miriade di condizionamenti del mondo esterno.
L'etologia ci insegna che anche l'animale, essere che non ha il grado evolutivo dell'uomo, modifica il suo comportamento sulla base di stimoli esterni; nell'uomo il comportamento appreso acquisito attraverso l'educazione e la conoscenza assume una connotazione diversa grazie alla ragione che lo contraddistingue  quale essere intelligente.
L'uomo moderno evolutosi grazie alla sua intelligenza, si è autocreato i condizionamenti diventando, pur essendo formalmente libero, schiavo del suo stesso progresso; esempi? ce ne sono svariati: il consumismo, la comunicazione portata all'esasperazione, il bisogno ossessivo di essere circondato da cose sempre più sofisticate e, talvolta, inutili, lo stressante stile di vita gravitante attorno alle città, il denaro; tutte cause di una schiavitù moderna che hanno privato l'individuo della sua indipendenza più intima. Bisogna riflettere molto, specialmente per le nuove generazioni che vivono già ora come normali determinati stimoli esterni quasi fossero già scritti nel loro DNA, è un serio pericolo in quanto essere succubi anche involontariamente e passivamente di determinati condizionamenti esterni, può nuocere sulla comprensione dei veri valori della vita.

lunedì 16 maggio 2011

Gli italiani e la politica

Dopo una turbolenta campagna elettorale fatti di comizi, baruffe, insulti e coloriti talk show, eccoci al dunque: stanno ormai consolidandosi i risultati delle scelte degli italiani chiamati ad eleggere sindaci e presidenti  di provincia, un significativo numero di elettori che, chiamato ad esprimere il proprio voto, ha ribaltato in taluni casi le previsioni, facendo capire che dentro l'urna tutto può cambiare e nulla è scontato.
Certo le amministrative sono le elezioni più vicine al popolo, infatti è più vicina la percezione di un sindaco che di un ministro, sono tuttavia un segnale che in una democrazia va tenuto in seria considerazione da parte delle forze politiche sia di maggioranza sia di opposizione, è un momento di riflessione che serve a far capire che orientamendo deve prendere la politica nel prossimo futuro. Bisogna sicuramente prendere in seria condiderazione l'affluenza al voto,  un termometro che misura il grado di affezione degli elettori, in questa tornata non è stata esaltante.
Per il resto  l'analisi del voto da parte delle forze politiche non sarà obiettivo, dati i diversi fattori che intervengono specialmente nelle elezioni amministrative.
Sicuramente, si continua a vivere in  un clima di grande incertezza, dove però solo una piccola porzione d'Italia si interessa veramente ai problemi sociali, una grande fetta, invece, è solerte solo alle critiche ed a un modo di vivere isolato basato sul "tanto ci pensa qualcun altro", facendosi condizionare molto facilmente dalle suggestioni collettive; sarebbe molto importante che si diffondesse una cultura dell'informazione e dell'analisi razionale, si dovrebbe leggere molto di più e ascoltare di meno la propaganda, capire anche bene come funziona la macchina politica, le istituzioni, capire che, tuttavia, amministrare uno stato con tutti i suoi problemi non è poi così semplice e che qualsiasi provvedimento in qualsiasi materia non produce mai effetti immediati, inoltre sarebbe interessante avere anche uno spirito comparativo rispetto al passato: fino a vent'anni fa i governi duravano al massimo un anno, adesso tirano verso l'intera legislatura, sembrerà strano ma questo è un fatto sorprendente in uno stato dove l'instabilità politica è sempre stata sovrana, ci lamentiamo che la buracrazia è soffocante, ma ci siamo dimenticati di quando negli uffici c'erano solo rumorose macchine da scrivere e on line c'era solo la cornetta del telefono, diciamo di essere poveri, e in parte è anche vero, ma trent'anni fa eravamo veramente meno poveri? La crisi  imperversa, ma non ci ricordiamo della grande crisi dell'industria degli anni 80 e della terribile svalutazione della lira nel luglio del 1985. Pensandoci bene, tuttavia, tante cose sono migliorate e sotto tanti aspetti siamo maturati anche nella politica, certo non ancora del tutto, una cosa è sicura: che alle volte il pessimismo sfrenato non è proprio salutare e che in Italia, tutto sommato, non si vive poi cosi male come ci vogliono far credere.

domenica 8 maggio 2011

E' stato eliminato

C'è gente che si chiede se sia stato giusto freddare e far scomparire lo sceicco del terrore, ci sono invece altri che si chiedono perchè ci si pone ancora questo problema.
L'11 settembre 2001, ormai dieci anni fa, il mondo viveva uno dei momenti più tristi e drammatici del dopoguerra, una forza oscura colpiva al cuore gli Stati Uniti d'America, lasciandoci sbigottitti, increduli; le Torri Gemelle del World Trade Center di New York implodevano su se stesse e con esse implodeva il senso di sicurezza che era dentro ognuno di noi, la strategia del terrore aveva prevalso,  rendendoci consapevoli che era stato imposto, con crudeltà,  un nuovo terribile equilibrio che avrebbe segnato la nostra epoca.
Un nemico invisibile, ma organizzato, capillare, armato e tecnologico, gli elementi inseriti nei tessuti sociali disposti a tutto per un unico scopo: la guerra contro l'Occidente, contro i sistemi democratici, contro quella parte di mondo che, tutto sommato, lo ha fatto evolvere e che ha ricosciuto all'umanità i suoi fondamentali diritti.
Un nemico da combattere con nuovo tipo di guerra al di fuori dalle strategie tradizionali, al di fuori degli schemi, un nemico che non colpisce obiettivi militari ma gente inerme, noi che abbiamo come solo colpa di essere "occidentali".
La strategia del terrore entra dentro le coscienze, il nemico può colpire ovunque e in qualsiasi momento, minaccia e lancia messaggi attraverso i moderni mezzi di comunicazione di massa, mettendo gli Stati nelle condizioni di non poter garantire ai cittadini il diritto alla sicurezza.
Non si può giustificare chi semina terrore e morte, chi rappresenta un lato oscuro, il male.
Per capire questo, per chi avesse ancora dubbi in proposito, basterebbe calarsi nei panni dei familiari delle vittime del terrorismo, di qualsiasi forma di terrorismo, come quello vissuto in Italia negli anni 70: come si può vivere dopo la morte di un figlio, consapevoli che nessun risarcimento potrà mai restituirlo? Come può una sposa accettare l'idea che il proprio marito sia stato rapito, con violenza, dalla sua esistenza, senza una ragione coerente con la sua vita? Domande senza risposta, domande che devono però far riflettere chi ancora ha dubbi, chi sostiene che tutto sia causato dell'imperialismo del mondo occidentale sugli altri sistemi mondiali, ma i grandi problemi non possono e non devono essere risolti con la violenza, le contrapposizioni non vanno affrontate aggredendo la società civile composta da uomini e donne che combattono con i problemi della vita di tutti i giorni e che sono lontani dai coinvolgimenti socio-politici-culturali.
Gandhi diceva: "Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere", questo è un monito per chi ritiene che il terrorismo sia il sostentamento di un ideale.
Per questi motivi è lecito sostenere che l'operazione di eliminazione dello sceicco del terrore, capo carismatico della più organizzata e capillare compagine terroristica mondiale, sia stata obbligatoria e giusta, la risposta alla domanda di giustizia invocata dai familiari delle vittime degli attentati,  perchè certi mostri della storia mettono in pericolo non l'esistenza ma anche il futuro dell'umanità stessa.
La speranza è che questo determinante passo avvenuto dopo dieci anni dall'11 settembre contribuisca ad un definitivo annientamento di queste forze oscure.

venerdì 6 maggio 2011

Fame di energia

Nella moderna società c'è una sfrenata fame di energia, è un appetito costante, senza orari, in questo mondo in eterno movimento,  viziato, assillato.
L'energia, e non solo quella elettrica, è una costante di ogni momento di ogni giornata dell'uomo moderno, milioni e milioni di gigawatt vengono consumati per far vivere la nostra società.
Per produrre questa energia l'uomo sta erodendo delle riserve naturali che la nostra madre terra, pazientemente, nelle passate ere geologiche aveva accumulato, selezionato, preservato; ricchezze che l'uomo ha scoperto si può dire all'ultima ora della sua storia millenaria e che nel  giro però di qualche minuto ha razziato con non comune ingordigia. L'olio di pietra, cosi si chiama, l'oro nero dell'era moderna, una sostanza se vogliamo sgradevole sia nell'odore sia nell'aspetto, che se pur creata dalla natura milioni di anni or sono ha portato l'uomo nel futuro; il petrolio non solo fonte di energia ma elemento base per produrre materiali nuovi, inesistenti in natura. Tutto ciò ha viziato l'uomo, lo ha accecato e non lo ha protetto, preso dall'entusiasmo e dal benessere del consumismo, bisogni secondari sono diventati primari prevaricando ogni logica, senza pensare al futuro, quello reale.
Non si è pensato che quelle riserve naturali potessero forse esaurirsi, che bruciare e trasformare il petrolio avrebbe intossicato l'aria che avvolge il pianeta, avrebbe prodotto rifiuti non biodegradabili e velenosi.
Una petrolio-dipendenza necessaria ma altamente pericolosa per l'intera umanità: il caro prezzo del progresso.
Ma l'uomo si è accorto tardi di quello che stava accadendo, chiuso nel suo piccolo mondo non guardava alla finestra  dalla quale scorgere milioni di bottiglie di plastica galleggiare senza meta nell'Oceano Pacifico o tristi tramonti dove il sole era oscurato da un minaccioso velo di ossido di carbonio.
Quando l'umanità ha preso coscienza dei costi del progresso, si è resa finalmente conto che bisogna rivisitare le fonti energetiche comprendendo che la dipendenza assoluta dal petrolio stava provocando un pericoloso effetto boomerang.
Fonti di energia alternative, riscoperta dei materiali naturali, riduzione dell'uso indiscrimato di prodotti inutili, risparmio energetico, riciclaggio dei rifiuti, rieducazione dell'uomo al raziocinio: è una ricetta che se seguita forse contribuirà a rigenerare il nostro pianeta, la nostra casa in questo immenso universo.
Ma, per esempio, come risparmiare veramente energia?
L'uomo medio, nella sua casa, sappiamo che sta già contribuendo con lampade a basso consumo ed altri espedienti ma....gli altri? Industrie, banche, centri commerciali, edifici pubblici,  tutto ciò, insomma, che è fuori dell'ambito domestico? Nulla! Ogni notte milioni di lampade sono accese per illuminare a giorno edifici vuoti, anche i "grandi" potrebbero cominciare a risparmiare.....sarebbe un ottimo esempio per tutti!


domenica 1 maggio 2011

Il bene non fa notizia

Ogni giorno, aprendo un giornale o ascoltando la radio, veniamo investiti da notizie di cronaca nera, dove  il lato oscuro della nostra umanità sembra sempre trionfare su un bene che  appare sempre più raro; la turpe ombra del male sembra coprire ovunque, raffreddando i nostri animi, devastando i nostri sentimenti.
Le somministrazioni di notizie negative che ci narrano dei fatti di cronaca intrisi di sangue e violenza ci riempiono la mente tanto da non farci più vedere il bene; i mass media raramente ci raccontano del bene di ogni giorno, una realtà che solo noi , da soli, possiamo raccontare. E 'assai triste venire a sapere e da soli che al mondo ci sono milioni di persone che ogni giorno, per tutto l'anno, si dedicano agli altri, gratuitamente; che ci sono altettanti milioni di persone che vivono intrisi di onestà e bontà, no: su queste persone non troveremo mai un articolo, anche in ultima pagina, su un giornale, il bene non fa notizia.
Ma è giusto non parlare del bene? Penso che non sia giusto.
Non è giusto che la società non si accorga che tra le sue fila  esistono persone di una bontà infinita, che agiscono in un silenzio altrettanto infinito nella più assoluta modestia, persone che dedicano parte del loro tempo al volontariato, un pilastro che sostiene la nostra società, una mano tesa a chi ne ha bisogno, sempre e ovunque; persone alle quali bisogna dire: grazie di esistere!
No, di loro non se ne parla, fa certamente più notizia un'intervista a chi si è macchiato di sangue e che adesso è diventato scrittore e poi un eroe, mentre il tempo ha fatto dimenticare a noi tutti che quella persona ha distrutto famiglie, vite, sporcato le nostre strade di sangue.
In questo mondo confuso, dove spesso prevale la superficialità e l'indifferenza, forse dovremmo essere più grati verso quelle persone che in umiltà e assoluto silenzio aiutano chi è più sfortunato e contribuiscono alla costruzione di un mondo migliore fondato sul bene gratuito.
Parlare un po' di più di loro forse farebbe vendere meno giornali, ma, sicuramente, diffonderebbe una cultura del bene in questa nostra contraddittoria società.

Dedicato a Beato Giovanni Paolo II

Questo pensiero è rivolto a tutti: credenti e non credenti.
L'uomo ha sempre avuto bisogno di professare ed essere sostenuto da un ideale, nella sua caratteristica di essere sociale ha sempre cercato altri simili a lui per condividere il suo ideale e diffonderlo, gli ideali hanno mosso e sostenuto gli assetti sociali, hanno modificato il modo di vivere, hanno portato la libertà, hanno sconfitto le demagogie, l'ideale è il frutto della ragione dell'uomo.
Gli ideali sono stati affermati da grandi uomini che hanno diffuso il loro credo ad hanno sconfitto il male.
Per chi crede  le religioni, nelle loro svariate forme, sono ciò che più universalmente accomuna gli individui, i princìpi religiosi e il loro fondamento hanno sempre nutrito quel bisogno di spirito e necessità di dare risposte a ciò che l'uomo non si riesce a spiegare; l'essere superiore che caratterizza le religioni monoteiste è colui al quale l'uomo si rivolge confortato dalla fede in lui.
I non credenti hanno anch'essi ideali, si nutrono di altro che non è fondato su un credo religioso, ma non per questo, come avveniva in un passato non proprio lontano, vanno discriminati ed emarginati; ne verrebbe meno il principio fondamentale di libertà dell'uomo!
L'inizio di tutto è, quindi, la libertà di pensiero, fondamentale, universale.
Oggi, primo maggio, la Chiesa cattolica ha proclamato beato Papa Wojtyla.
Chi è stato Wojtyla? Una figura universale che ha accomunato credenti e non credenti, una forza immensa che ha sconfitto il male, colui che disse a tutti noi: Non abbiate paura, aprite, spalancate  le porte a Cristo!
Non abbiate paura: è un dogma che la nostra generazione ha recepito come tale, proveniente da un uomo cosi grande perchè era uno di noi in mezzo a noi, sofferente, ambasciatore di amore e pace, colui che ha accolto nelle  proprie braccia tutti, che si è scusato con noi per gli errori della Chiesa con umiltà, un uomo che  ha cercato di avvicinare le altre religioni cristiane e non cristiane in quanto tutti fratelli di un unico padre, un uomo che  ha  innescato la caduta dei regimi totalitari dell'Est, dove milioni di persone hanno ritrovato la libertà, un uomo  che ha indirizzato l'umanità intera nella sua universalità, a prescindere dal credo, nel nuovo millennio, chiedendo a noi nuove generazioni di non ripetere gli errori del passato e di credere nella pace e nella fratellanza tra i popoli.
L'ombra di Wojtyla continua a proteggere anche la nostra epoca, continua ad infondere in noi quella forza per sconfiggere tutto ciò che fa male all'uomo, continua a infondere speranza, perchè non dobbiamo avere paura e l'uomo ha un enorme bisogno di pace e amore.
Ancora una volta, oggi primo maggio 2011, Wojtyla è stato capace di riuinire milioni di persone in pace e questo è il miracolo, in un mondo ancora una volta macchiato dagli odi e dalle guerre.