venerdì 19 agosto 2011

Mare

Un mare per quanto piccolo è un qualcosa di immenso, questo lo percepisco ogni volta che mi immergo in quell'acqua salata e fresca che rigenera il corpo e la mente; ho fatto il bagno in parecchi mari che sulle cartine sembrano piccoli laghi come il Mar di Marmara, per esempio, ma anche lì non potevo vedere che fino all'orizzonte, in quel preciso momento mi sentivo piccolo, inghiottito da quella massa d'acqua azzurra,  fragile di fronte alla forza del mare ma, tuttavia, attratto dal fascino di quella distesa liquida che ha, da sempre, attirato l'uomo.
La forza del mare è insita nel mistero che custodisce, un enorme e fantastico scrigno che ancora oggi è in gran parte ignoto, forse ancora più ignoto dello spazio che ci circonda.
Ogni volta che volgo lo sguardo al mare, accompagnato dal suono delle onde che si infrangono sulla riva, la mente vola, sublimata dai riflessi dell'acqua, mentre gli occhi percepiscono il grande spazio che hanno di fronte che si confonde all'orizzonte con il cielo blu.
Il mare e l'uomo, compagni di viaggio e avventura, amici nemici, hanno vissuto in simbiosi sin dalla notte dei tempi, il mare ha regalato i suoi tesori, ha aiutato l'uomo ad evolversi, di contro l'uomo non è stato sempre grato con lui, anzi lo ha spesse volte maltrattato e depredato, dimostrazioni ne sono l'inquinamento e lo sfruttamento indiscriminato della pesca, le stragi delle balene, la cementificazione delle coste.
Con i suoi interventi devastanti l'uomo ha sovente avvelenato il suo più grande alleato, non c'è niente da fare: anche in questo caso l'essere più intelligente della terra ha dimostrato ben poco rispetto verso l'ambiente e soprattutto verso il mare; non voglio entrare nei discorsi demagogici relativi al rispetto per l'ambiente, li conosciamo bene, l'unica cosa da fare era, per restare amici del mare, averne cura sin dall'inizio non dopo; l'irrefrenabile voglia dell'uomo di progresso gli ha fatto sin dall'inizio dimenticare di essere lui stesso parte integrante della natura violata,  di essere dentro il sistema e non sopra il sistema, facendogli dimenticare della sua soggettiva impossibilità di dominare i fenomeni naturali, di contrapporsi alle forze della natura; per questo dico che quando vedo il mare mi sento piccolo perchè prima o poi la natura riesce sempre ad avere la sua rinvincita sui soprusi dell'uomo.

domenica 14 agosto 2011

Il nostro mondo è veramente evoluto?

Il nostro mondo lo riteniamo evoluto, ma ne siamo veramente sicuri?
Forse ci ha accecato il numero "2000", una porta che sembrava ci sbalzasse direttamente nel futuro, che sembrava ci lasciasse alle spalle e per sempre un millennio iniziato in pieno medioevo.
Tante cose sono state dette ma poche cose sono state fatte dopo il 1° gennaio 2000: doveva essere una data storica, le generazioni che la vivevano erano tra coloro che potevano dire di essere vissuti a cavallo di due millenni, una cosa fantastica a quanto pare.
Si pensava che tutto il mondo, dopo il 2000, si sarebbe vestito di quell'aria futurista, forse anche un po' sterile, ma innovativa, moderna dove l'uomo avrebbe vissuto vestito della sua tecnologia un pò come nei cartoni de "I Pronipoti", con gente scintillante, ricca, città piene di torri e macchine volanti, la definitiva conclusione del passato, vissuto nella fatica, nella povertà e con le guerre.
Si, ho divagato, con lo stesso stato emotivo che vivevo da bambino, quando pensavo al futuro, a quel mondo in cui sarei vissuto da grande, da vecchio, erano sogni sorretti dalla speranza di un mondo diverso che aveva risolto, finalmente, i suoi problemi di povertà, fame, disuguaglianza, ingiustizia, malattie, guerre: un'utopia; si, perchè l'umanità non si è avvalsa affatto delle esperienze della storia dalla quale trarre insegnamento, ha continuato a seguire i suoi istinti senza voltarsi indietro e senza andarsi a guardare dentro, cieca e sorda.
Il risultato è stato che ora, all'undicesimo anno dell'era 2000, il mondo continua a patire sofferenze come in passato, dilaniato da conflitti, miseria e ingiustizie, et etiam, continua a viaggiare a velocità diverse: un mondo composto da mondi diversi nei quali, con modalità altrettanto diverse, c'è una continua violazione dei fondamentali diritti dell'uomo e la negazione dei suoi  bisogni primari.
Che ci sia una parte, quella dominante, di mondo, tecnologicamente progredita in grado di gestire grandi interessi come quelli economici e di mercato non significa affatto che il mondo, nel suo complesso abbia raggiunto un grado apicale, in relazione al tempo, della sua evoluzione.
A prescindere dai singoli contesti culturali,  ritengo che fino a quando l'umanità intera non garantirà fino all'ultimo dei suoi componenti i più elementari diritti, questo nostro mondo non potrà mai ritenersi progredito, ma questo si sa, è utopia.
Nel mondo continua ad insistere un sottobosco di sofferenza enorme con un un occidente opulento e sprecone in contrapposizione al Sud del mondo misero e affamato, indignarsi non basta.
Ma tutto passa segnato dall'indifferenza e, in parte, dalla rassegnazione, forse è l'assenza di speranza dettata dall'impotenza soggettiva di poter cambiare le cose, correlata ad una crescente generale mancanza di rispetto della dignità umana, questa una costante che nel nuovo millennio doveva definitivamente decadere.

domenica 31 luglio 2011

L'egoismo

L'egoismo dell'uomo non ha limiti: un misto di indifferenza, sete di potere, denaro, affermazione; nella storia dell'umanità l'egoismo ha creato mostri, messo in ginocchio interi popoli, negato diritti, diviso famiglie.
L'egoismo è l'amore assoluto per se stessi che se portato all'accesso crea grave nocumento agli altri; il raggio d'azione può essere breve, ma non certo meno intenso o più esteso laddove vengono coinvolti anche i grandi interessi e le grandi masse.
Le dittature, per fare un esempio, riconducono sempre agli interessi esclusivi di una sola persona o di una casta che con metodi antidemocratici, frutto della follia, riesce ad assoggettare intere masse di popolazione negando i diritti umani, condizionando le economie, imponendosi, a livello internazionale avocando la sovranità nazionale basata su un sistema assolutistico. La storia ci insegna che i tiranni e i sistemi a loro collegati hanno sempre avuto una fine; l'istinto di sopravvivenza, la forza e il coraggio alimentati dai nobili ideali di libertà hanno sconfitto il totalitarismo, i mostri hanno vita breve, il male, le forze oscure che si insidiano come cancri nelle società vengono prima o poi estirpati.
Ma l'egoismo è nell'uomo anche nella vita  di tutti i giorni.
Bisogna resistere all'egoismo e dare spazio alla generosità, la solidarietà, non solo materiale,  da una persona verso l'altra esercitata con la comprensione e l'ascolto; caso tipico nella coppia, entrambi devono essere solidali, l'amore è complementare, quando nella coppia c'è egoismo, c'è ipocrisia,  non c'è più coppia; inoltre il bene, quello vero, è sempre gratuito, se per un gesto di aiuto si ha la pretesa di una contropartita, già il gesto stesso stesso è egoismo; il bene offerto non deve essere a vantaggio di se stessi ma per gli altri, sempre.
Sconfiggere l'egoismo già nella vita di tutti i giorni porterebbe ad una migliore vita relazionale, un contributo notevole per la società nella quale noi viviamo, tutto ciò è utopistico, lo so, l'illusione di un mondo futuro perfetto, con un uomo perfettamente equilibrato in pace con se stesso e con gli altri è una speranza che tende a infinito, tuttavia le buone intenzioni, sempre e comunque, non saranno mai dannose all'uomo e al suo mondo.

sabato 30 luglio 2011

La nostalgia

La nostalgia è un sentimento che accompagna, costantemente, l'uomo.
Spesso pensiamo al passato, perchè solo questo è cosa certa nella vita, la transizione dal passato al futuro, il presente, collega ogni momento dell'esistenza, uno scorrere del tempo circolare che fa percepire e rivivere nell'esame del ritroso ciò che la mente, nel ricordo, immagazzina, scartando involontariamente, ciò che non si vuole ricordare. La nostalgia traspare sempre in ciò che ricordiamo, è un sentimento legato ai luoghi, situazioni, persone; facendoci dimenticare la concretezza del presente. Talvolta vorremmo che il presente fosse come il passato, ma poi ci rendiamo conto che l'esistere volge solo in avanti e che è impossibile rivivere o attualizzare i momenti vissuti, talvolta vorremmo invece un presente diverso dal passato, i dispiaceri, le situazioni dolorose vissute segnano in maniera indelebile la nostra vita, ma anche in questo caso, il nostro antecorso storico ha momenti immemorabili che affiorano nella nostra mente con la nostalgia.
La nostalgia accompagna le poesia di un poeta o le composizioni di un musicista; la  nostalgia legata alla terra d'origine che, per le vicende dalla vita, l'uomo è stato costretto ad abbandonare è un sentimento, per esempio, che costantemente accompagna il presente di chi è emigrato: vivere in luoghi diversi da quelli natii, il doversi adattare ad altri stili di vita, costretti magari a dover parlare altre lingue è una condizione di vita difficile spesso non compresa, chi nasce e vive nello stesso luogo e continua a frequentare l'ambiente di sempre spesso non si rende della sua condizione di privilegio perchè predominato dall'indifferenza.
Neruda, nelle sue poesie, invocava sempre il suo Cile, nella sua condizione di esiliato e non lo dimenticava, chi si è trovato costretto a lasciare la sua terra sente nell'animo il richiamo di essa, sempre.
Certo, altri sentimenti e interessi prevalicano la nostalgia o, almeno, ne attenuano gli effetti, il nostro subconscio seleziona continuamente le informazioni derivate dalle emozioni permettendoci di creare un equilibrio interiore che ci permettere di gestire la nostra emotività;  una situazione serena di vita, la pace con se stessi e con gli altri, l'amore, sono tutti elementi che favoriscono ad allontanarci dal nostro passato, concedendo valore e senso alla vita presente; qualora taluni elementi vengano a mancare, la forza devastante dei ricordi del passato riaffiora inevitabilmente, il sentimento nostalgico è forte, cosi forte da distruggere, specialmente se la vita attuale è conseguenza degli errori del passato.


martedì 5 luglio 2011

La paura

La paura è un sentimento che deriva dall'incertezza dell'ignoto, è un'ombra che segue l'uomo per tutta la sua vita condizionando l'intera esistenza; il non sapere genera paura, la paura influenza la volontà, pregiudica le scelte, ma l'incertezza dell'ignoto da cosa deriva?
La risposta è nel futuro.
Il futuro suscita curiosità perchè non sappiamo come sarà veramente, lo possiamo ipotizzare in base agli indirizzi che diamo alla nostra vita, ma è condizionato dagli eventi imprevedibili ed ignoti che generano una paura talvolta inconscia, tutta la vita viene costruita sulla base di eventi causali che ne condizionano il percorso, eventi che non fossero accaduti avrebbero generato il futuribile: un qualcosa di possibile che non potrà mai più accadere.
E' possibile che il futuro non generi paura? E' una domanda logica alla quale l'uomo ha cercato di dare le più svariate risposte, ma l'incertezza di ciò che dovrà accadere, anche di positivo, anche se prevedibile, genera insicurezza e quindi paura.
Spesso l'uomo cerca di nascondere questo sentimento, cercando di dare un'immagine di sè forte e temeraria, l'uomo coraggioso è un'icona che ha caratterizzato i grandi miti della storia sin dall'antichità; ma è un modello utopistico, in realtà la figura di un essere privo di paura e quindi capace di dominare i propri primordiali sentimenti non esiste.
L'uomo è un essere che, nonostante la sua tenacia, è travolto dai propri sentimenti seppur influenzati dalla sua intelligenza, quindi anche il più temerario, il più scevro è intimamente pauroso; la ragione di questo è che seppur l'umanità sia in grado di creare civiltà e progresso, non ha la possibilità di avere il controllo degli eventi nè di prevederli con certezza, la causalità costantemente irrompe nelle vicende umane; questa è la ragione che porta all'incertezza del futuro unitamente ai timori e alle angosce per ciò che potrà accadere.
Non c'è soluzione, a quanto pare, unico rimedio è riuscire a vivere bene il presente e cercando di gustarne i lati positivi..."carpe diem".
Lorenzo de' Medici nella suo "Trionfo di Bacco" esorta l'uomo a cogliere l'attimo, il presente, poichè di "doman non c'è certezza", e la giovinezza sfugge inesorabilmente, ponendo quindi in risalto l'incapacità dell'uomo di avere cognizione di quello che accadrà; tra le righe si può interpretare il messaggio che invita a vivere il presente con letizia, lungi dalle paure, senza pensare al futuro incerto.

domenica 19 giugno 2011

L'indifferenza

La società moderna è connotata indubbiamente da pregevoli qualità, affermazione, questa, che vuol fugare l'idea corrente di considerare sempre e comunque negativamente il nostro vivere comune; il negativo e il positivo sono caratteristiche conviventi e imprescindibili della natura umana, è l'uomo, e solo lui, che deve selezionare ciò che c'è di buono e scartare, o meglio, attirare al bene ciò che è oscuro e deleterio.
Spesso si tende a considerare irrecuperabile ogni male, certo non è un limite che tende ad infinito, determinati  "mali" della società non possono, per la loro gravità sociale, essere attratti nell'ambito della tolleranza e della giustificazione; è anche vero, tuttavia, che la tendenza generale è quella di giudicare a priori solo sulla base di idelogie e considerazioni personali, talvolta spinti dell'emotività provocata dai mass-media che tendono volutamente ad attrarre l'attenzione solo su determinate questioni o aspetti delle vicende narrate.
Qui entra in scena il raziocinio, la capacità di valutare che deve essere quanto possibile distaccata dall'emozione, in quanto lo stato emotivo può provocare gli effetti opposti; tuttavia sarebbe opportuno non giudicare mai, ma soltanto esprimere una propria opinione; il giudizio ha bisogno della disamina di tutti gli aspetti riscontrabili e certi di una determinata vicenda e non può certo essere formulato da chi questi elementi non li ha.
Ma ci sono aspetti della nostra società, che spesso non vengono considerati quali dei mali di per se stessi, perchè fanno parte di spesso del nostro stesso modo di vivere, anzi sono comportamenti inconsapevolmente ritenuti normali.
Uno di questi è l'indifferenza.
Nella più volte conclamata frenesia del mondo moderno, dove prevalgono la logica di mercato e gli interessi economici associati ad una ossessiva spinta consumistica, i valori dell'etica e della morale sono stati sovente messi da parte, questo non vuol dire tuttavia confrontare la società attuale con quella del passato, in quanto in ogni epoca l'uomo si è comportato diversamente a seconda del contesto storico e culturale nel quale viveva prediligendo o negando determinati valori e diritti; nella nostra società, tuttavia, considerato l'alto grado evolutivo, sarebbe opportuno, anche in chiave diversa, che certi valori fossero riaffermati.
L'indifferenza è un qualcosa di odioso ed effimero, che entra nella vita quotidiana anche nei rapporti umani più elementari.
Talvolta l'indifferenza è associata alla paura, al sospetto, alla xenofobia.
Hanno girato tutto il mondo certi video, dove persone percosse e abbandonate chiedevano aiuto ai passanti che si giravano dall'altra parte, ciò non è ammissibile in una società che si ritiene civile.
Ancora: l'indifferenza verso i problemi di persone che hanno avuto vite nefaste, verso gente più sfortunata di noi che è stata costretta a lasciare la propria terra in cerca di fortuna, l'indifferenza verso chi tende la mano e chiede un euro per mangiare, verso chi chiede un aiuto anche spicciolo, spesso si "giudicano" queste persone, per giustificare la nostra assoluta mancanza di senso di solidarietà e carità, si guarda come sono vestite e da dove vengono.
L'indifferenza rende cechi e sordi, con il rischio di chiudersi nel ristretto ambito individuale, restando insensibili ai fatti del mondo esterno.
Per uscire dall'indifferenza sarebbe sufficiente aver contezza di ciò che è enunciato nella dichiarazione universale dei diritti umani: che siamo tutti indistintamente uguali!
La consapevolezza della pari dignità degli individui dovrebbe favorire un reale prevaricamento dell'indifferenza, per cominciare basterebbe essere più attenti a ciò che ci succede intorno ed ascoltare di più chi è in difficoltà, quel concetto di carità e solidarietà che dovrebbe distinguere una società che si considera civile, errato è confondere il concetto di civiltà con quello di progresso, perchè il progresso non rende più civili.

venerdì 17 giugno 2011

La musica è il fuoco dell'anima

"La musica è il fuoco dell'anima" è una citazione di Platone che fonde la musica con la filosofia, vuole dirci che l'arte dei suoni diventa un sentimento che con osmotico impeto entra nel nostro ego modificandoci.
La musica, cosi come la conosciamo, viene percepita spesso come un fenomeno artificiale: gli strumenti sono stati creati dall'uomo, la notazione, la melodia, il ritmo, l'armonia, sembrano derivare esclusivamente dall'uomo nel suo immenso bisogno di esternare la propria spiritualità; la musica invece è sempre esistita in natura è solo stata convogliata, catturata, scoperta dall'uomo, da qui trae origine la derivazione divina della musica che già i Greci volevano fosse diretta espressione di un dio.
La musica è stata la protagonista, fin dalla notte dei tempi, di ogni vicenda umana, da qui la sua connotazione di entità eterna ed insostituibile.
Nel passato la musica ha seguito le regole del linguaggio: di nicchia e raffinata per gli altolocati, diversa quella derivata dalla espressione del popolo; la musica è stato strumento di distizione fra i ricchi e i poveri, il musicista era letteralmente reclutato dalla casta nobile come successe a Beethoven, costretto a comporre i suoi capolavori in funzione dei suoi protettori.
La musica, nel passato, non veniva considerata patrimonio dell'umanità, bensì esclusivo appannaggio di pochi, segno del loro potere e del loro prestigio.
Oggi le cose sono cambiate, anche se, tuttavia, la musica non è certamente più vista come essenza divina ma sicuramente come l'arte più poliedrica e trasversale di tutte le arti; la musica è viva, in essa rivivono i suoi compositori rendendoli immortali.
Nel mondo di oggi la musica è spesso, troppo, considerata solo come un prodotto commerciale da vendere e consumare, a prescindere dai suoi contenuti.
La musica non dovrebbe essere veicolata da interessi commerciali nè, tantomeno, dovrebbe essere influenzata solo dalla cultura anglosassone; la musica è nata già di per sè come un linguaggio universale con peculiari caratteristiche di bellezza che spesso, nella musica commerciale, vengono disattese.
Si riscontra sempre più un progressivo allontamento dei giovani dalla musica classica, un vero dramma, questo è dovuto soprattutto al condizionamento della musica commerciale e ad una esigua formazione musicale generale di base; come altre discipline la musica dovrebbe essere più presente nei programmi scolastici al fine di dare una vera e pregnante educazione musicale capace di far riscoprire ed apprezzare un mondo musicale, quello della musica classica, che rischia sempre più di tornare ad essere un interesse di nicchia.

venerdì 10 giugno 2011

Gli anni '70

Dopo tanti anni forse la gente dimentica: i ricordi si affievoliscono, le nuove generazioni lo studiano solo a scuola. Parlo di un periodo che poteva essere esaltante sotto certi aspetti ma mortificato, infangato, insanguinato, parlo degli anni '70, anni di piombo.
All'epoca quelli della mia generazione erano ragazzini, erano anni bui, la televisione ogni giorno raccontava dei tragici fatti di cronaca del terrorismo, un qualcosa di oscuro, feroce, sovversivo che ingrigiva le nostre giornate, il cui eco rimbombava in modo assillante anche nei nostri cuori di bambini.
Come dimenticare gli attentati a magistrati, poliziotti, istituzioni, le stragi e le rivendicazioni che puntualmente apparivano dopo ogni singolo atto terroristico?
Le vittime del terrorismo cadevano nell'adempimento del dovere per uno Stato colpito al cuore, uno Stato che forze oscure volevano sovvertire con frange armate, organizzate, la strategia della tensione attuata da un nemico invisibile e in casa nostra, che coltivava le sue reclute nelle università guidata da ideologie antidemocratiche e sovversive.
Erano tempi molto duri per tutti, dei quali ricordiamo immagini in bianco e nero, dove non poteva essere più garantito al cittadino il suo diritto alla sicurezza e alla incolumità personale; tutto si vorrebbe dimenticare, archiviare per sempre, ma come dimenticare le vittime e come dimenticare quei magistrati e quelle forze dell'ordine che in quegli anni combatterono tenacemente, duramente e al caro prezzo della propria vita?
Non dimentichiamo, cerchiamo di mantenere vivi i ricordi e onorare la memoria di tutti i caduti e che non si dimentichino le loro famiglie che ancora oggi rivendicano giustizia.
La nostra attuale società distratta troppo spesso dal suo frenetico e compulsivo stile di vita, non è più in grado di fermarsi a riflettere e di dare uno sguardo al passato, nella proiezione cosmica e assoluta verso un futuro dove però è necessaria una riaffermazione dell'uomo e dei suoi valori, dove è necessario uscire dal relativismo dei nostri tempi.
Riflettere e comparare ieri e oggi per dare un giudizio più obiettivo sulla qualità della nostra società, dovrebbe far assurgere alla conclusione che la società di oggi, e mi riferisco questa volta a quella italiana, sia migliorata rispetto a quella di quarant'anni fa, tuttavia si deve fare ancora tanto e solo con il contributo di tutti si può sperare in un futuro non conosca più, per sempre, periodi come quello degli anni di piombo.
Ora che la società è proiettata nel terzo millennio, forse non si vuole pensare troppo al passato, specialmente alle cose tristi, resta però il fatto che tanti fatti tragici di quel periodo sono rimasti impuniti e i familiari delle vittime non hanno ottenuto la dovuta giustizia, misteri che rimarranno tali o un giorno si saprà tutta la verità?

domenica 5 giugno 2011

Bisogna crescere

In un'Italia attraversata da crisi politiche ed economiche, dove è stato necessario ricorrere ai 150 di unità per ricordare per l'ennesima volta agli italiani che siamo una nazione, spesso ci poniamo interrogativi inquietanti, spesso non capiamo dove finisce l'ironia, la satira e comincia la realtà; l'Italia è un paese forse, comunque, non più diverso di altri, ma la voce prorompente dei mass media attira, secondo i momenti, a questo o a quel problema.
Taluni continuano ad affermare che siamo un popolo diviso, il campanilismo provinciale e radicato, l'affermazione di se stessi, il desiderio irrefrenabile di vantarsi degli orgogli regionali sono realtà, ritengo, molto inquietanti, fastidiose, contrarie al principio di uguaglianza sancito dalla nostra costituzione.
Si fa fatica a guardarsi dentro, si tende a giudicare, commentare, si esaltano solo propri i pregi e mai i difetti a meno che questi non siano degli altri, si pensa di essere al centro del mondo, vi è assoluta mancanza di modestia, vi è chiusura.
I vari problemi  vengono posti all'attenzione secondo le convenienze del momento, suscitando la suggestione delle masse chiuse nella loro provincia, invadendo le menti, le motivazioni sono spesso e solo politiche: è una strumentalizzazione al servizio del potere.
Non siamo, per certi versi, differenti dagli italiani di tanti anni fa, siamo solo più circondati da tecnologia, nulla più, di converso c'è un costante impoverimento del livello culturale generale, seppur ora il grado di istruzione sia più elevato rispetto al passato, ma, terminata la scuola, tutto irrimediabilmente finisce: si legge poco, si ascolta spesso solo musica commerciale, il turismo è soltanto spesso solo gastronomico; capisco certamente il disagio in chi non si identifica in questo quadro spero, comunque, che siano tanti.
Per far si che veramente cresca, il nostro paese ha bisogno di un necessario e generale innalzamento del suo livello culturale, che favorisca l'apertura e faccia rinascere il senso critico; è necessario ascoltare più voci e non solo limitarsi a taluni mass media, bisogna aprire le menti e ragionare in autonomia senza seguire cecamente le correnti; nell'era di internet, sarebbe opportuno sfruttarlo sempre più per questi scopi, la rete permette di scegliere ciò che si vuole, l'utente nel web può partecipare e condividere opinioni.
Sfruttare la rete per crescere, far farla diventare un formidabile veicolo di cultura anzi, farla ritornare a questo, visto che l'iniziale rete internet era nata per far comunicare i ricercatori fra loro.

sabato 4 giugno 2011

Formare i giovani per costruire il futuro

Argomenti correnti come la criminalità minorile, la crisi dei valori, la droga, inducono tutti a riflettere sullo stato di salute delle nuove generazioni.
Forse in modo diverso, con problemi diversi sono le stesse cose che sentivamo noi quando eravamo "i giovani", la generazione antecedente giudica e confronta la generazione successiva, è un fatto normale, l'intento, lodevole peraltro, è quello di far comprendere a colui che è dopo ciò che bene e ciò che male, di plasmargli la coscienza per consentirgli di inserirsi responsabilmente nella società. Nella formazione di un individuo agiscono però diversi fattori in concorrenza fra loro, in grado di agire sui punti vulnerabili della psiche e sulle sue predisposizioni mentali. 
Esistono però fattori che devono assolutamente essere presi in considerazione e ciò nasce quando ci si chiede il perchè di determinati comportamenti e determinate tendenze che portano ad una sostanziale decadenza della qualità del tessuto sociale, è necessario capire cosa c'è alla base di un problema.
E' troppo semplicistico pretendere di risolvere determinati problemi con pregiudizi generici e conclusioni affrettate, ciò addirittura rischia di agevolare il proliferarsi dei fenomeni negativi.
Tra i fattori determinanti nella formazione di un individuo dal punto di vista etico e morale in primis c'è sicuramente quello familiare, poi viene la scuola, agenzia educativa che nei suoi vari gradi contribuisce alla maturazione dell'individuo, fornendogli elementi essenziali per il suo inserimento nella società.
Quali sono i problemi di oggi che troviamo nel percorso educativo? Molteplici e diversi rispetto a quelli del passato.
Un crogiuolo di stimoli investono la psiche del giovane, una tempesta di sollecitazioni esterne che provengono da una società frenetica, variegata e consumistica che forniscono, talvolta, una visione non reale della vita; il compito della famiglia è proprio questo: filtrare per quanto possibile i richiami esterni che investono il bambino, il processo inverso di ciò che invece succedeva nella società del passato quando tutta l'educazione proveniva dalla famiglia a causa dell'assenza di mezzi di comunicazione e della sua condizione sociale.
Tuttavia oggi che siamo nell'era della comunicazione, spesso manca invece la comunicazione stessa fra genitori e figli in entrambi le direzioni, in età infantile sono i genitori che spesso non parlano ai figli, in età adolescenziale sono invece i figli che non parlano ai genitori; non parlare significa non trasmettere, è la cosa più deleteria dei rapporti umani in generale, perchè non si risolvono i problemi, cresce il disinteresse, si elevano muri di silenzio difficili da demolire, non parlare divide le coppie, crea nemici, aumenta la diffidenza.
Bisogna cercare di parlare con i figli, sussurrare la parole ai bambini, ascoltarli sin da piccoli, instaurare con loro un rapporto di fiducia saldo e duraturo, intraprendendo assieme un percorso educativo volto a proteggerli da una società tentacolare che ha perso la sua attenzione sulla centralità dell'uomo, che ha spostato l'attenzione su altri valori  assolutamente privi di contenuti che condizionano, inevitabilmente, la nostra vita, bisogna cogliere solo cosa c'è di positivo nella società, tralasciare i modelli ingannevoli e falsi spesso presentati con attraenti spots dai mass media.
L'arduo compito è, in sostanza, contribuire fattivamente, attraverso la formazione dei giovani, a costruire un futuro per loro, che, guardando al passato, sia per l'uomo e non contro l'uomo, che impedisca la sua autodistruzione, che elevi la qualità intellettuale di una società sempre più inquinata dal consumismo, dal materialismo e dal relativismo.