domenica 22 gennaio 2012

Speculazione mediatica

Riguardo alla sciagura del Giglio, come per altre disgrazie, i media si sono scatenati, per l'ennesima volta il diritto di cronaca si è mischiato con l'avida speculazione mediatica, un guazzabuglio incontrollato di notizie sparate in tempo reale su internet e televisione, partito da quella gelida notte mentre quella grande, immensa nave, orgoglio e vanto della marineria nostrana, si accasciava con il ventre ferito a pochi metri dall'isola.
Non voglio raccontare quello che è successo, io intendo analizzare in che modo l'opinione pubblica è stata informata sulla tragedia, rilevando con tristezza come sia stato selvaggio e frettoloso il modo in cui i mass media abbiano portato subito alla gogna mediatica il capitano della nave, come ci sia stata poca ponderatezza nel diffondere le notizie senza rispetto per nessuno, a partire dalle vittime e dai dispersi.
Dalla disgrazia i media hanno colto l'immancabile occasione per alzare i profitti di networks e testate giornalistiche; mentre la gente moriva, tutte le televisioni modificavano i loro palinsesti, introducendo talk-shows pullulanti di esperti, burocrati e politici, portando alle stelle i loro shares e le tirature dei giornali, che alla faccia della crisi, aumentavano a vista d'occhio, uno sciacallaggio veramente disgustoso e indegno per una società civile.
Partendo dalla vicenda professionale e personale del comandante, che è stato annullato subito come uomo,  a differenza dei cauti inquirenti che lo considerano quale "persona sottoposta ad indagini con gravi indizi di reità a suo carico", i giornalisti hanno preso e sbattuto in pasto dell'opinione pubblica qualsiasi indiscrezione, qualsiasi dichiarazione, qualunque cosa, insomma, che potesse essere appetibile per lo stato di emotività collettivo del momento, quando non è necessario approfondire e analizzare i fatti ma è importante e fondamentale tenere alta l'attenzione e lo stato di suggestione generale.
L'immenso potere mediatico dell'informazione sposta sempre il polo d'attrazione del pubblico, portandolo a giudicare condannare con immediatezza ogni fatto di cronaca e i suoi presunti responsabili, dico presunti, perchè nel nostro ordinamento democratico esiste un'Autorità Giudiziaria la cui prerogativa più importante è quella di "non fare processi sommari" ma di eseguire indagini accurate che portino all'acquisizione di fonti di prova certe atte ad accertare le responsabilità e la verità.
Con questo non voglio assolutamente assolvere o giustificare i comportamenti irresponsabili che avrebbe posto in essere il comandante di quella nave, ma cercare di far capire che non sono gli spot giornalistici a portare le prove, ma il paziente lavoro degli inquirenti, ed in casi tragici come questo, la precisione nell'accertamento dei fatti è indispensabile; aggiungo, inoltre, che ci sono sicuramente altri corresponsabili e tanti interrogativi ancora senza risposta.
La vicenda è stata per ora ricondotta ad una sorta di telenovela da somministrare all'opinione pubblica, provocando pericolose reazioni a catena deleterie per l'immagine dell'intera marineria italiana che è, non dimentichiamolo, una parte importante dell'economia nazionale.
La ragione nella eccessiva solerzia da parte dei mass media di assurgere le tragedie comunque denominate quasi come a fatti necessari che devono prima o poi accadere, è tutta dietro quella facciata giornalistica che noi vediamo o leggiamo, ossia un immenso potere corporativo strutturato in diverse lobby, nel quale sono inseriti a sua volta altri poteri che condizionano il libero diritto di cronaca, censurando tutto quanto sia  "poco appropriato" divulgare perché non conveniente ai medesimi, soprattutto se intaccano interessi economici, politici e personali.
Il messaggio di quando detto finora è riuscire ad analizzare e ponderare le notizie che ascoltiamo e cercare di vedere le cose da più punti di vista tralasciando, per quanto possibile, le emozioni; la suggestione copre la ragione e non fa cogliere la realtà.
Il giudizio dell'opinione pubblica è estremamente importante ma non va in nessun modo condizionato, dovrebbe essere libero come libera dovrebbe essere l'informazione in un paese democratico ma, forse, non è cosi.

domenica 15 gennaio 2012

Verso la libertà

Spesso si ricerca un aspetto precipuo di una determinata epoca per giudicarla nel bene e nel male; così è stato per tutti momenti storici.
La storia narra le vicende del nostro mondo, sin dal suo inizio lontano, è stata raccontata dalla geologia attraverso la quale si è cercato comprendere l'inizio di tutto, poi arrivò l'uomo, un essere dotato di caratteristiche così speciali rispetto a quelle degli altri esseri viventi che gli hanno permesso di elevarsi nel contesto naturale e di progredire avvalendosi della ragione.
Con il suo progresso l'uomo ha lasciato tracce, testimonianze del suo passato, plasmando l'ambiente che lo circondava in una logica di necessaria sopravvivenza e di bisogno.
Ma cosa ha caratterizzato veramente il XX secolo?
E' stato il secolo di importanti conquiste scientifiche di cambiamenti radicali, di contraddizioni, di lotte sociali, nel '900 c'è stata sicuramente una presa di coscienza determinante che ha dato la voce anche a chi in passato non aveva diritti, è finita, almeno in occidente, una società composta di rigidi schemi, di autoritarismi repressivi, c'è stato il trionfo della libertà e della democrazia; anche se travagliato da periodi nefasti, come le dittature ante seconda guerra mondiale nelle quali sono stati commessi crimini di assoluta gravità nel nome di ideologie perverse e incontrollate, il '900 è sicuramente il secolo che ha creato l'uomo moderno, è stato un passaggio che comunque ci consente, oggi,  di respirare la libertà e di godere di diritti, è certamente un processo ancora in corso,  solo una parte di mondo  è oggi libera e democratica, ma la direzione ormai dell'umanità intera porta  a sancire che l'uomo dev'essere libero, solo con la libertà si può arrestare il processo di degrado di certe zone del mondo; milioni di persone sono ancora oggi private della libertà e dei più elementari diritti, è compito dei paesi abbienti e democratici e delle organizzazioni sovranazionali intervenire per consegnare la libertà a chi ce l'ha negata, ma questo si deve fare assolutamente senza la spinta degli interessi economici, deve essere un comune sentimento di libertà e giustizia a portare il mondo intero verso il completamento del processo in corso, questo è l'unico ed universale indirizzo.

Buon 2012

Gli auguri per un anno nuovo doverso e migliore di quello che si è appena concluso, non tengono conto che le vicende umane non conoscono la rigida misura del tempo al quale l'uomo cerca invano di dare un inizio e una fine, in realtà il tempo cronometrico scandito dai calendari non esiste, è un'invenzione.
Si vorrebbe chiudere una porta a San Silvestro ed aprirne un'altra, ma il contenuto della stanza dell'anno finito filtra come un gas inquinando il tempo futuro, perchè noi siamo gli stessi e non è certo lo scoccare della mezzanotte di capodanno a mutare come per magia la nostra condizione.
Il tempo è circolare, come se l'umanità, con le sue vicende, non cambiasse mai.
Se si ascolta un telegiornale di trent'anni fa si capisce che poco, in sostanza è cambiato: le crisi che vanno e vengono, la politica che si trasforma ma non cambia, il malaffare, il denaro, gli interessi; si, è cambiata la tecnologia, la comunicazione, ma questi sono mezzi, progrediti sempre più senza dubbio, che però non hanno cambiato di fatto l'uomo con le sue fragilità, le sue paure, i suoi problemi; in sostanza nulla è radicalmente mutato rispetto al passato.
L'umanità continua, nel passare degli anni, dei decenni, a vivere allo stesso modo, questo tempo ridondante è deleterio per la vita di ognuno, per questo siamo portati ad una continua ricerca di qualcosa di nuovo: è un'illusione, certo, ma sicuramente è il vero sale della nostra vita essere spinti a credere in qualcosa che dia un senso all'esistenza.
Per questo ogni nuovo anno si è portati a festeggiarne l'arrivo, perchè vi è sempre la speranza che un nuovo capitolo contribuisca a migliorare la nostra vita perchè il futuro, seppur incerto, è un qualcosa che deve ancora realizzarsi e può avere un corso diverso rispetto che un altro grazie anche al nostro agire e alle nostre decisioni.

mercoledì 14 dicembre 2011

Clima natalizio?

In un pomeriggio di questi giorni, camminavo, a fatica, tra le gente nel cuore di una città italiana in una fiera natalizia. Era una folla schiacciante, rumorosa, che senza nessun pudore assaliva le bancarelle, travolgendo tutto; si, è un quadro esagerato, sicuramente, ma volevo dare un'idea come quando si osserva la Guernica: il colpo d'occhio è pervaso da un movimento caotico dove Picasso voleva far comprendere le atroci sofferenze dalla guerra civile spagnola.
La folla dove ero immerso non era una guerra, ma la gente era violenta come in una guerra, dove uno è contro l'altro avvolto nel suo microcosmo personale, sordo, ceco, stretto nel suo egoismo.
Ad un certo punto, dentro questa folla, scorgevo un'anziana donna, era storpia, con una tazza in mano chiedeva l'elemosina dicendo "buon natale"; in quel mentre un'altra donna con le mani piene di regali, alla richiesta di carità le si rivolgeva bruscamente dicendo "ma vada via e si vergogni!", io le mettevo un euro nella tazza e la povera donna mi ricambiava con un sofferente sorriso.
In quel preciso istante, assistendo a quell'episodio così incivile volevo urlare a tutti i presenti nella via dicendo "ma che Natale volete festeggiare? Che significa per voi clima natalizio? Vi ricordate cosa si ricorda con il Natale e cosa dovrebbe essere?
Perchè quella donna si sarebbe dovuta vergognare? Perchè era povera e sfortunata, ridotta all'elemosina, motivi ritenuti validi per spogliarla della sua dignità?
In questa società dove l'indifferenza e l'egoismo hanno esautorato l'amore verso il prossimo, rendendoci partecipi ad episodi come come quello che ho narrato, come possiamo essere degni di parlare del Natale?
Questa società ha costruito un Natale basato sul consumismo, l'egoismo e l'ingordigia, dove l'uomo ha dimenticato i propri valori e il senso dell'amore; ognuno si è arroccato nel proprio individualismo, errando senza meta nella più assoluta cecità.
Dire a Natale siamo tutti più buoni è pura demagogia, è il trionfo dell'ipocrisia, tutto l'anno dovrebbe essere Natale perchè l'amore e al solidarietà non hanno tempo, dovrebbero essere presenza costante in noi stessi  ogni giorno, ogni ora.
La magia del Natale non dovrebbe essere insita nel regalo materiale, nel sorriso di circostanza, negli auguri obbligatori, ma nella solidarietà, nel conforto morale e materiale, rivolgendosi a chi è più sfortunato di noi, conferendogli dignità e rispetto, perchè siamo tutti uguali su questa terra.


domenica 11 dicembre 2011

Meritocrazia

La meritocrazia dovrebbe essere un qualcosa di ovvio, figlia della trasparenza e della coscienza civile globale; dovrebbe insidiarsi per ogni dove in Italia come nel mondo, appartenerci, restituendoci quel senso di fiducia, di sicurezza che purtroppo non abbiamo.
Il problema del considerare la meritocrazia un aspetto secondario è il male più deleterio, che ha avvolto come un cancro la società civile, rendendola instabile, debole.
Premetto che la meritocrazia è venuta meno non solo in Italia, ma anche all'estero; ovviamente la percezione diretta l'abbiamo  nello stato in cui viviamo: l'Italia.
Il problema riguarda, purtroppo e soprattutto, la pubblica amministrazione all'interno della quale è stata da sempre attuata la politica clientelare e delle raccomandazioni per incarichi di ogni livello, inserendo nell'apparato pubblico personale inadeguato e incompetente.
E' un malcostume, quello delle raccomandazioni, che ha contribuito ad una costante e graduale perdita di efficienza dell'apparato pubblico diretto esclusivamente a servizio dei cittadini.
Un concorso pubblico vinto da meritevoli, non sarebbe solo un sicuro investimento per la pubblica amministrazione,  ma la risposta in tema di efficienza e professionalità che il cittadino attende,  infondendogli  fiducia e sicurezza nei confronti dello Stato.
La meritocrazia si associa spesso al nepotismo, in quanto determinate categorie professionali rimangono di esclusivo appannaggio in nome di distorte tradizioni che ricordano l'epoca feudale.
Nel tessuto sociale moderno e occidentale, purtroppo, si riconosce ancora l'esistenza, seppur non canonizzata, di caste ben definite che prevaricano le regole meritocratiche.
La soluzione per smantellare un sistema cosi radicato non deve essere considerata utopistica ma certo non ha effetti immediati, se si vorrà avere in futuro una società più giusta bisogna aver fiducia nei giovani, i quali devono comprendere e frenare i comportamenti anti etici, capire che il futuro si costruisce con l'impegno e la serietà d'intenti senza dover ricorrere ad abietti stratagemmi e comprendendo che ognuno, qualunque sia l'estrazione sociale, ha diritto di elevarsi ai massimi ranghi.
Se avvieremo sin d'ora iniziative atte a disfare un sistema viziato e pericoloso ai fini della costruzione di una società che sia capace di dare il giusto alle persone meritevoli e degne, consegneremo ai nostri successori un mondo sicuramente migliore e più libero.


lunedì 5 dicembre 2011

Solitudine

In questo nostro mondo, una piccola sfera vagante nell'universo infinito, ci rapportiamo spesso ad esso nella solitudine del cosmo; non sappiamo se in quello spazio immenso, del quale difficilmente comprendiamo la vastità, non riuscendo a validare nella nostra mente il concetto di infinito, siamo veramente soli e se vi siano altri mondi con altre vite ed altre dimensioni.
E' una solitudine, la nostra, che entra nel nostro io ed abbraccia la nostra esistenza; per questo nell'arco della vita siamo continuamente portati a cercare relazioni sociali causa la paura, inconscia, di restare soli; quindi: solitudine del genere umano nella vastità dell'universo e solitudine individuale dentro il nostro mondo, da qui la costruzione di un nostro personale microcosmo che parte dalla famiglia d'origine e, se questa non c'è, da noi stessi, a volte questo processo non nasce o si interrompe nella sofferenza della solitudine, sofferenza perchè l'uomo, essere sociale come la gran parte degli esseri viventi è spinto per sua natura ad intrecciare relazioni sociali ai fini della sopravvivenza.
La solitudine è stato tema costante trattato da tutti: filosofi, letterati, musicisti, pittori; è stata studiata dagli scienziati, il Leopardi ne fece il baluardo della sua esistenza e della sua produzione letteraria, per Beethoven fu una compagna costante nelle sue struggenti vicende amorose trasfusa nelle sue opere musicali.
Solitudine è sinonimo di sofferenza, abbandono, oblìo, dove l'uomo non trova più sè stesso; raramente l'uomo si ritrova nella solitudine.
Non essere soli equivale a dare senso alla propria vita, a dare quello stimolo che rende viva l'esistenza.
La persona sola va aiutata, considerata, al fine di consentirle di riacquistare la propria autostima e per questo bastano piccoli gesti che per il destinatario hanno però grande valenza per ricostruire quel microcosmo che riteneva perduto per sempre.

sabato 26 novembre 2011

Guardarsi intorno

Guardiamo ciò che esiste intorno a noi, alle volte. E'un qualcosa di faticoso, fastidioso perchè noi siamo abituati ad osservare quello che c'è all'interno dei nostri microcosmi composti dalla quotidianità, dai nostri egoismi, dalle nostre indifferenze.
Sfugge ai nostri occhi spesso la realtà, non percepiamo quell'universo esterno del quale facciamo indissolubilmente parte, come se respirassimo un'aria diversa: non è così.
Saper confrontare la nostra esistenza con altre è un gesto di grande umiltà, un qualcosa di nobile.
L'insoddisfazione personale, il non apprezzare quelle cose che noi abbiamo la fortuna di avere, non saper dare il giusto valore a cose ritenute scontate, non sapersi accontentare di ciò che ci offre la vita, crearsi problemi futili ed inesistenti è ignobile.
La durezza di questo discorso è, ovviamente, rivolta a tutti coloro che non riescono più a dare un senso alla vita, pur possedendo tesori preziosi.
Guardarsi intorno vuol dire gradire la qualità della nostra vita, gioire di aver un posto al mondo.
Ma non potremo mai essere consapevoli delle ricchezze che abbiamo se non usciamo dal nostro microcosmo.
Questo è un discorso che coinvolge tutti a prescindere la credo religioso e dalla condizione sociale.
Per uscire dal microcosmo è sufficiente intrecciare rapporti umani ed ascoltare i problemi altrui.
In questo percorso, che certo non è sufficiente illustrare in queste poche righe, mi vorrei soffermare su uno dei diritti umani più importanti e preziosi: la salute.
Nel nostro microcosmo la salute la diamo spesso per scontata è un qualcosa che ci appartiene e che non pensiamo si possa perdere e, peggio ancora, pensiamo che sia un bene fruito da tutti perchè non vogliamo conoscere le sofferenze altrui causa il nostro egoismo.
Io ho avuto occasione di guardare negli occhi un malato terminale, nel breve incontro visivo è stato possibile percepire tutta la sua sofferenza e tutta la sua rassegnazione per quella vita che gli sfuggiva dalle mani a causa di quel male che, giorno dopo giorno, lo divorava, ho percepito la disperazione della sua compagna di vita che aveva consumato tutte le sue forze affinchè si potesse cambiare quel destino cosi crudele.
Quando entriamo in contatto, seppur per poco, con simili situazioni umane, non possiamo che renderci conto di quanto siamo fortunati di possedere beni che altri hanno perduto per sempre e non per loro volontà, ci aggrappiamo spesso e troppo ai beni materiali, trascurando di possedere altri beni, come la salute, preziosi ed insostituibili.

giovedì 17 novembre 2011

Pensiamoci

E' ormai chiaro che il mondo contemporaneo è basato su sistemi plutocratici dove le potenti lobby, le multinazionali, gli speculatori, le associazioni segrete nell'ombra ingeriscono nei sistemi politici determinandone le decisioni governando, di fatto, il mondo.
E' la prevaricazione dell'economia reale, basata sul lavoro umano, la produzione e i commerci, è la prevaricazione di quella democrazia liberale che con il sangue ci eravamo conquistati; i governi sono in balia di un sistema finanziario globale che con prepotenza influenza le decisioni dei governi dei popoli, dov'è finita la volontà popolare, dov'è finito il concetto di libertà, dov'è finito il diritto di un popolo di governare ed adottare le scelte ritenute più giuste per lui stesso? E' possibile che siano i banchieri e le lobby a decidere come dobbiamo vivere?
Di questo sistema plutocratico e ipocrita un' infinità di cose noi non sappiamo nulla, nè ne dobbiamo sapere nulla, ci vengono raccontate altre cose da parte dei mass media asserviti al potere economico, politico e oscuro, che devono suscitare in noi reazioni emotive che ci distraggano dai problemi reali, che contribuiscano a creare in noi una confusione mentale tale da non comprendere quale sia il bene e quale sia il male, che cosa stia realmente succedendo.
Noi, piccoli, inermi, ascoltiamo e leggiamo tutto quello Loro vogliono che noi sappiamo, noi che il potere non l'abbiamo.
Siamo definitivamente passati da un sistema politico-sociale ad un sistema politico-economico, come dire "si vive per mangiare" invece di "si mangia per vivere".
E' molto pericoloso cambiare i punti di vista quando coinvolgono le sorti di milioni di persone, è assurdo che operazioni finanziarie che di facciata vengono motivate per sostenere imprese e promuovere sviluppo, siamo in realtà il frutto di accordi oscuri finalizzati ad arricchire chi è già ricco, decisi da lobby e società segrete.
I mostri finanziari stanno distruggendo tutti noi, le nostre economie, noi che alla mattina ci alziamo per andare a lavorare e guadagnarci il necessario per vivere, che stiamo cercando un lavoro e non lo troviamo, che stiamo studiando con fatica per avere un posto nella società, che chiediamo soltanto di vivere in pace e in salute, che non ci interessa essere ricchi se questa ricchezza è frutto di disonestà.
I popoli devono riprendere la propria sovranità, preservare la propria economia, bisogna arginare la plutocrazia che selvaggiamente si sta impossessando di tutti noi, l'uomo deve riappropriarsi di sè stesso a partire dal concetto che "il denaro è una sua invenzione".
Pensiamoci.

venerdì 11 novembre 2011

Alluvione: perchè?

Era l'ottobre del 1970 ero dai miei nonni, loro abitavano al secondo piano di un vecchio palazzo dopo Staglieno, sotto il viadotto dell'autostrada, iniziò a piovere, dalla finestra della cucina vedevo il sentiero a gradini che saliva verso il monte trasformarsi in un torrente.
Era la cupa sera dell'alluvione di Genova.
Nel buio la pioggia incessante stava ingrossando il Bisagno e tutti i suoi affluenti, mio nonno aveva chiuso tutte le finestre, nella notte mi nascosi nel letto, impaurito,  mentre il boato dell'acqua del fiume che invadeva tutto mi penetrava, un rumore sinistro che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita, io, bambino, pensavo che finisse il mondo, inghiottito da un mostro invisibile.
In quella notte terribile l'acqua invase tutta la valle del Bisagno, violò la sacralità del cimitero di Staglieno, irruppe ovunque trascinando automobili, alberi, ponti e persone; l'onda arrivò fino al centro della città: un mare di fango assassino inghiottì, nel cuore, Genova.
Come dimenticare la vista, dall'alto della tromba delle scale, dell'acqua che aveva invaso il portone, il rumore della gente che camminava nel fango, il vociare dei vicini di casa che in dialetto si chiedevano cosa stesse succedendo, mentre in lontananza si sentiva il suono delle campane delle chiese che si confondeva con lo scrosciare sinistro dell'acqua.
Come dimenticare le auto accartocciate una sull'altra, le strade piene di fango, i ponti crollati e la disperazione di chi aveva perso tutto in quella notte maledetta.
Eravamo in casa, prigionieri, fortunati solo per non essere al piano terra come tanta altra gente.
E' un ricordo tremendo che non dimenticherò mai.
Quando il 4 novembre ho sentito le prime notizie arrivare da Genova ho detto: ecco ci risiamo, in 41 anni le cose non sono cambiate, il mondo si evolve, ma certe cose restano sempre le stesse, immobili.
Mi sembrava di rivedere le stesse scene del '70 ma a colori, ma il grigio della tragedia e gli occhi della disperazione erano gli stessi: Genova, una delle più importanti e moderne città italiane, era di nuovo in ginocchio dall'alluvione.
Inutile, a mio avviso, addossare le colpe all'ultimo sindaco o all'ultimo responsabile, perchè, semplicemente, si continua a far finta di non sapere che le cause delle alluvioni a Genova, come nel resto della Liguria, sono ricunducibili all'incuria manifesta dei greti dei torrenti, nell'aver coperto gli alvei ed averli trasformati in strade, nell'avere selvaggiamente edificato ecomostri ai tempi d'oro della speculazione edilizia; l'acqua si riprende i suoi spazi, tutto qui.
Il torrente Fereggiano ne è l'esempio, tra l'altro, ancora più assurdo: dal Monte di Quezzi scende questo torrente strozzandosi letteralmente in una conduttura e proseguendo tutto il resto del suo percorso sotto la strada, anche chi è ignorante in idraulica può capire che la portata d'acqua non può essere costante da una sezione grande ad una piccola, provocando la diminuzione della velocità del fluido con l'esondazione dello stesso: è il principio dell'acqua in un imbuto.
Ma le colpe non vanno solo a chi ha dissestato l'ambiente per fini economici e politici, vanno anche a chi non ha provveduto ad affrontare la problematica delle acque e a chi ha iniziato a realizzare opere pubbliche per cercare di risolvere questi problemi utilizzando quantità enormi di denaro pubblico, lasciando poi i lavori incompiuti  per mancanza di ulteriori fondi, per assurdi problemi burocratici o perchè stoppati dalla magistratura in quanto correlati ad oscuri fatti penalmente rilevanti dovuti a corruzione, appalti illeciti ed infiltrazioni della criminalità organizzata.
Alla fine chi ne paga le conseguenze di tutto ciò?
I cittadini onesti che pagano le tasse, che dovranno ricominciare tutto da capo perchè l'alluvione ha distrutto tutto, consapevoli dell'inerzia di un sistema, tipicamente italiano, che una volta finito il clamore del momento, tornerà a non interessarsi, per asseriti problemi economici e di chissà quale altro tipo o altre scuse, del dissesto idrogeologico e l'acqua, bene di tutti, elemento prezioso della nostra vita, continuerà a trasformarsi in un feroce mostro devastatore ad assassino.



giovedì 3 novembre 2011

Madre Terra

Gli  ultimi tragici fatti naturali di Liguria e Toscana sono un segnale che la natura fa all'uomo.
Una natura violentata che crediamo avere sottomesso, poi, di soppiatto ci si accorge che la sua potenza è tale da renderci una nullità.
Non è catastrofismo, sia ben chiaro, l'uomo e la terra sono due elementi complementari che vivono in simbiosi  dall'eternità.
Questo nostro pianeta è la nostra casa, ci ospita come una madre: infatti i nostri antenati vedevano nella terra il simbolo della divinità, un qualcosa di superiore ed eterno, potente e vivo; un rispetto così alto da rendere l'uomo sempre un suo suddito.
Il senso di maternità della terra, quelle braccia che ci avvolgono e ci permettono di dare un senso allo vita, quella terra feconda che permette a tutti gli esseri viventi di crescere e continuare la propria specie, la generosità con la quale è stato offerto ogni bene che c'è in natura devono fare riflettere attentamente l'uomo che non è stato riconoscente di quanto ha ricevuto, dimostrando invece ingratitudine ed egoismo. Il senso di superiorità del genere umano ha messo in serio pericolo quell'equilibrio simbiontico con il suo ambiente naturale, il suo progresso lo ha portato a saccheggiare senza ritegno le risorse naturali disponibili, a deteriorare l'ambiente, tutti doni che andavano gestiti con oculatezza anche in vista delle generazioni  future.
Ma al futuro non ci ha pensato nessuno e oggi le nostre generazioni cominciano a pagare i danni del passato, in un mondo sempre più affollato e abbisognevole di risorse alimentari ed energetiche.
Ma la terra manda segnali e, come dicevo prima, l'uomo diventa impotente: terremoti, uragani, catastrofi naturali, in questi frangenti siamo indifesi, piccoli, la tecnologia, quel mondo tecnologico che ci siamo creati intorno non ci protegge, anzi, ci distrugge.
Le forze della natura sono indomabili e imprevedibili, sono le stesse forze che agiscono dentro di noi, l'uomo soggiace al suo destino, il caos degli eventi è incontrollabile, la fragilità umana predomina, senza scampo.
Per questo la terra, un giorno, si riprenderà tutto e l'uomo concluderà il suo ciclo, una fantastica avventura che finirà se l'umanità non avrà l'umiltà di tornare a pensare di essere figlia, seppur prediletta, della madre terra.