martedì 15 maggio 2012

Ciao Grecia!

Nel silenzio del Monte Athos, in Calcidica, è possibile fermarsi, perchè il tempo li è fermo pregno di spirito che permea l'aria, tra gli ulivi e le cicale che non disturbano quel silenzio quasi lo festeggiassero.
Il tramonto di Oia, spettacolo eterno, dove gli innamorati si baciano guardando un sole che si tuffa oltre l'orizzonte e il cielo tinto di rosso fa sfondo ai gabbiani che felici volteggiano tra le cupole blu.
L'oracolo di Delfi che nel ramo d'ulivo trovava il buon auspicio ha lasciato che il suo spirito vaghi ancora benevolo in quel luogo unico anche nella calura del mezzogiorno, mentre, sotto un albero di ulivo, siedi dove filosofi antichi plasmavano idee che avrebbero segnato l'umanità intera per l'eternità.
E Epidauro dove la tragedia e la commedia di alternavano sotto la luce delle stelle assistiti dagli Dei.
Guardo le distese di ulivi di Olimpia, immaginando quello stadio gremito di pubblico che applaudiva di quel discobolo immortalato da Mirone.
E ancora silenzio mistico in un monastero delle Meteore, sorto su quei sassi alti lanciati dagli dei, dove migliaia di monaci hanno abitato in silenzio e nella preghiera.
Il cielo terso e blu che c'è su tutta la Grecia si confonde col suo mare dal quale nacque Afrodite, ti immergi in quelle acque limpide costellate di isole e protette da Poseidone.
In una sera d'estate senti in lontananza un bouzouki che intona una musica e ti viene voglia di ballare in allegria e in compagnia come usa fare in Grecia.
Ovunque ti trovi ti senti a casa, in mezzo a gente gentile e dignitosa anche al centro di Atene, dove i ritmi sono più vorticosi che a Nafplio con il suo mercato multicolore.
La gentilezza che trovi anche nella più modesta taberna ti rende felice.
Per questo che ogni volta che lasciavo la Grecia per tornare a casa dicevo sempre: Arrivederci o Grecia!

Dedicato agli amici Greci, un grande Popolo.





giovedì 10 maggio 2012

Che fine sta facendo l'Europa?

Oggi Barroso ha fatto una dichiarazione terribile che deve far riflettere sul nostro futuro europeo: la sostanziale indifferenza, da parte dell'Eurogruppo, il club, per un abbandono della Grecia dall'Euro.
Questa affermazione, proveniente da un Commissario europeo istituzionalmente eletto da nessuno, a capo di un'entità sovranazionale che ha un solo un parlamento eletto dai cittadini europei con sola funzione consultiva, è aberrante.
Ci troviamo di fronte al vero fallimento dell' Unione Europea, nata con l'ideale di unire gli stati del vecchio continente trainando quelli meno virtuosi e ricchi al fine di aiutarli nella crescita e nello sviluppo, invece diventata una sorta di club manovrata dalla Germania, che dopo quasi settant'anni ha colto l'occasione di ritornare a pieno in un preoccupante quadro imperialista, pronto a decidere, ad influenzare le decisioni di un debole organismo europeo, ingerendo su altri stati sovrani.
Quale diritto hanno determinati soggetti quali Barroso e la Merkel  nel ingerire negli affari interni di uno stato in nome di un'unità europea che di fatto non potrà mai esistere?
Perchè mettere alla gogna adesso la Grecia e il suo popolo e permettersi di fare affermazioni improbe, quando l'annessione all'Unione Europea è stata ratificata con accordi  internazionalmente riconosciuti nonchè continuare a considerare i popoli mediterranei stati di serie B indegni di appartenere ad un distinto club di membri filo-teutonici?
Perchè in certi casi l'Europa si fa sentire, mentre in altri casi sta in un silenzio assordante come è successo quando l'Italia ha vissuto poco tempo fa il tragico fenomeno dell'immigrazione clandestina una tragedia umana che è stata interamente gestita ed affrontata dallo Stato Italiano e dove l'Unione Europea ha considerato il problema "solo italiano"?
Tutto questo per ribadire che le parole di Barroso di oggi sono assolutamente riprovevoli e che se l'Europa invece di aiutare e favorire la cooperazione dei suoi membri sarà sempre di più uno strumento di predominio e oppressione di stati sovrani più deboli rispetto ad altri, avrà sempre meno ragion d'essere. Forse il tempo dell'ottimismo europeo è finito.

mercoledì 9 maggio 2012

Rinascere

Scrivere... scrivere è l'unico modo per destare gli animi; tramite i giornali si fece il risorgimento, anche quella volta la comunicazione fu essenziale in un mondo senza radio o altri mezzi di comunicazione di massa.
Oggi c'è il web che seppur ormai strasfruttato per ogni cosa è un grande e prezioso veicolo di informazione immediata, bisogna sfruttarlo ancora di più per questo, perchè con esso si possono diffondere idee nuove che muovino le coscienze e facciano capire a tutti che ancora si può cambiare la nostra società, non è passato il tempo.
Nessuno intende fare rivoluzioni ma è possibile concretamente voltare pagina, se lo si vuole sarà possibile; il volere è potere, stagnare in una situazione come quella che stiamo vivendo oggi è inaccettabile, dobbiamo tornare a vivere, produrre, lavorare; siamo o non siamo una repubblica fondata sul lavoro?
L'Italia si sollevò da una guerra rovinosa, gli italiani si rimboccarono le maniche, tutti, crebbero le fabbriche e si arrivò al boom economico; adesso dobbiamo ricostruire l'Italia non dalle macerie di una guerra, ma dagli effetti devastanti di anni di una guerra basata sulla speculazione e il malaffare. C'è del buono in Italia, sono i cittadini onesti e laboriosi, gli agricoltori, gli imprenditori capaci, tutti strozzati da assurdi vincoli tesi a globalizzare in modo fallimentare un'economia che sarebbe fiorente e competitiva, basti pensare al nostro patrimonio artistico e naturale, invidiato dal mondo e non sfruttato intelligentemente dal punto di vista turistico.
Per far ripartire l'Italia e farla rinascere bisogna spazzar via tutti coloro che hanno fatto politica  amando solo sè stessi e i propri interessi, dimenticandosi di noi cittadini e dell'intero paese.
Se i corsi storici si ripetono e se tutto sarà condito d'entusiasmo forse potremmo tornare ad essere veramente orgogliosi di essere italiani sovrani a casa nostra!


martedì 8 maggio 2012

L'asse Parigi-Berlino

La sconfitta di Sarkozy in Francia è un segnale di cambiamento per l'Unione Europea, dovrebbe indebolire l'asse Parigi-Berlino viste le diverse vedute del neoeletto presidente francese, c'è bisogno di cambiamenti per uscire dal pantano nel quale siamo e deve finire la predominanza di certi stati membri su altri, considerato che l'Europa Unita dovrebbe essere cooperativistica e non egemonica.
In quest'ultimo anno la Germania ha veramente ingerito troppo nelle faccende europee, dando dettami che sono stati seguiti dai burocrati di Bruxelles, portando i P.I.G., nonchè Irlanda e Spagna sull'orlo del fallimento; in questa operazione la Francia di Sarkozy ha serie responsabilità, in quanto ha sostenuto Angela Merkel, peraltro sempre più sola nel suo ambito nazionale, nel suo intento di imporre all'Europa e in particolare modo ai paesi dell'area Euro, rigide regole economiche e di mercato, ingerendo sui governi nazionali mettendoli in crisi.
Una potenza economica come la Germania non può e non deve permettersi di dettare regole ad altre economie cosi diverse ma che potrebbero essere, se lasciate in autonomia, virtuose; ogni stato ha le sue peculiarità e in nome di un'Europa che non potrà mai essere unita, non può esservi alcuna pretesa di uniformare gli Stati Europei ad un'unica economia standardizzata.
Il risultato di queste operazioni, attuate con le scuse del debito pubblico, che nessun stato europeo non ha, sono state manovre economiche durissime che infieriscono sullo stato sociale e direttamente sui cittadini, mortificando il vivere civile portando ad una inevitabile recessione.
Se si indebolirà l'asse Parigi-Berlino, forse cambierà il vento in Europa, rimettendo in discussione le scelte scellerate precedenti.

Antipolitica o politica?

Siamo di fronte ad una situazione politica che assomiglia molto a quella di vent'anni or sono, puntualmente in l'Italia si ripropone il grave problema della capacità di autodeterminazione.
La politica, quella creatura cosi importante per l'autodeterminazione di un popolo, giace in Italia come un pachiderma in agonia, dilaniato da mali incurabili, privo di idee e propositi per il futuro; tanto agonizzante che ha chiesto aiuto a non politici (o presunti tali) per amministrare questa nostra nazione, culla di civiltà al centro del mediterraneo.
Siamo tutti veramente attoniti per l'incapacità dimostrata dalla politica, dal suo sistema partitocratico, di governare degnamente questo nostro paese, di non essere in grado di risolvere o perlomeno tentare di risolvere almeno qualcuno dei tanti problemi italiani.
L'esito delle amministrative è stato un segnale forte per i politici, dove, a parte l'astensionismo, chi è andato a votare ha fatto capire di essere stanco delle parole e delle promesse, l'affondamento dei partiti è inesorabile, tutti vogliono un cambiamento e tutti si chiedono cosa faranno i politici per affrontare le elezioni del 2013, per tornare ad avere un governo vero e credibile, composto di persone elette dal popolo e un parlamento che veramente legiferi in favore di un popolo che non venga considerato solo un fatto economico come adesso accade.
I partiti tradizionali ai difendono, leccandosi le ferite, invocano all'anti-politica, ma perchè anti-politica?
Politica vuol  dire adoperarsi per il bene collettivo, senza interessi personali, facendo gli interessi del popolo in aderenza ai principi costituzionali di libertà ed eguaglianza, valorizzando il lavoro, combattendo le discriminazioni; la politica, i politici che hanno governato finora hanno illuso il loro elettorato, hanno approfittato, accaparrandosi denari pubblici facendo omissioni e mettendo i cittadini in pericolo; gli effetti di tutto questo sono stati elegantemente addossati con un governo tecnocratico ai cittadini stessi, inermi vessati.
Se la politica è vessatoria allora ben venga l'anti-politica che poi sarebbe la vera politica di uno stato democratico. Ridare la voce al popolo, vero sovrano in una democrazia, questo è quello che deve succedere in Italia, con un popolo giovane, intraprendente, solo il popolo con le sue risorse ci farà uscire dalla crisi e non tecnocrati asserviti a poteri extranazionali.



giovedì 19 aprile 2012

Indignamoci

Sono atterrito e sconsolato, deluso, rassegnato, penso di esprimere il pensiero di gran parte di noi italiani, inermi pedine, vittime ignare di un malaffare senza limiti, dilagante e infinito.
Non narro le cronache, penso siano note a tutti, sappiamo abbastanza ma non è certamente tutto quello che c'è da sapere sul marcio che ci circonda.
Il mio pensiero va a chi ha poco o nulla, a chi fallisce, a chi muore per non riuscire più a vivere, un panorama desolante, drammatico e mentre queste persone lottano per sopravvivere altre persone indegne distraggono, si appropriano indebitamente di soldi pubblici, di noi tutti, si fanno corrompere, accumulano tesori con una avidità senza limite in barba all'onestà e alla dignità; questione morale se ne parlava tempo fa: dov'è finita?
Mentre noi tutti onesti cittadini diamo la metà e più del frutto dei nostri sacrifici, in corrispondenza questi soldi vanno in larga parte nelle tasche di persone che dovrebbero contribuire al benessere sociale ed essere artefici di una corretta e onesta gestione della cosa pubblica.
Milioni di euro sottratti ai cittadini vessati da manovre economiche sempre più dure, in nome di sacrifici da sempre conclamati, dico da sempre, da ogni governo di qualunque bandiera.
E' scoprire l'acqua calda il sentire certe notizie, perché la solerzia nell'appioppare balzelli palesemente incostituzionali con decreti d'emergenza non è adottata per emanare provvedimenti che colpiscano severamente e rapidamente il malaffare italiano, che diano certezza nella giustizia, che blocchino l'ingordigia di chi della politica ne ha fatto uno strumento per fini personali, che possano dare una mano a quei milioni di italiani in difficoltà inermi spettatori di uno scempio indegno e vergognoso.
Indignarsi non basta, tutto ciò deve finire, bisogna riconsegnare pulita l'Italia agli Italiani!


martedì 27 marzo 2012

Ελλάδα

Η Ελλάδα της φιλοσοφίας, της δημοκρατίας, της τέχνης. Αυτή είναι η Ελλάδα που μελετήσαμε στα σχολικά βιβλία, μια γη γεμμάτη γοητεία εκεί που ο λαός της θεμελίωσε τις αξιες της μοντέρνας κοινωνίας.
Μετά το αρχαίο παρελθόν της, την δοξασμένη κλασσική εποχή, η Ελλάδα λησμονήθηκε για αιώνες.
Την θυμήθηκε ο Μουσσολίνι που επιχείρησε να της " τσακίσει τα πλευρά" και επέστρεψε στη μνήμη μας σήμερα με τον πλέον τραγικό τρόπο λόγω της σοβαρής οικονομικής κατάστασης στην οποία έχει περιέλθει.
Εδώ και καιρό μιλάμε για την Ελλάδα , του κινδύνου της χρεοκοπίας της, μια λέξη τρομακτική που επιδυκνύει απελπισία , άρνηση του μέλλοντος, εκμηδενισμός, όλοι οι ευρωπαίοι εταίροι, συμπεριλαμβανομένης της Ιταλίας , την κοιτάνε αφ'υψηλού , με καχυποψία και ανυσηχία για τις συνέπειες που θα μπορούσαν να προκύψουν απο την χρεοκοπία της.
Αλλα ως τώρα τί ήταν για εμάς η Ελλάδα γενικά;
Ενας τουριστικός προορισμός που συνέφερε , αρχικά με τη δραχμή, ακόμα πιο συμφέρουσα, με επιπλέον προσοχή στα νησια, ναι γιατι στις περισσότερες των περιπτώσεων η Ελλάδα μνημονεύεται για τα νησιά της στα οποοία ζούν μόνο το 5% των ελλήνων, αλλα αν ρωτήσετε ποιοί είναι πραγματικά οι έλληνες , λίγοι θα απαντήσουν οτι γνωρίζουν και αυτοί θα περιριστούν στο συρτάκι, στην αλλαγή φρουράς των ευζώνων, στην Αθήνα η άλλα πράγματα απο οργανομένες εκδρομές.
Η Ελλάδα, χώρα μέλος υπο κάθε έννοια της Ευρωπαϊκής ένωσης, ήταν πάντα απομονομένη απο τις υπόλοιπες χώρες της Ευρώπης λόγω της γεωγραφικής της θέσης μεταξύ της Τουρίας και της πρώην Γιουγκοσλαβίας, κλεισμένη στη σιωπή της , στο πέρασμα των χρόνων υπέστη τον Τουρκικό ζυγό, βίωσε αιματοβάμμένους εμφυλίους πολέμους και δικτατορίες, ιστορικά γεγονότα που σημάδεψαν σε βάθος την πολιτική και κοινωνική τς θέση.
Τελικά όμως για τους Ελληνες ξέρουμε λίγα. Αυτό είναι το πρόβλημα και αυτό γιατί κανείς δεν έδωσε την δέουσα προσοχή στον ελληνικό λαό.
Ο έλληνας είναι άνθρωπος περήφανος και αξιοπρεπής , οπως λίγοι ευρωπαϊκοί λαοί. Είχα την ευκαιρία να ταξιδέψω στην Ελλάδα απο το βορρά ώς το νότο, είδα πολύ φτωχά χωριά στα οποία ομως ο λαός δεν έχανε ποτέ την αξιοπρέπεια του, ναι γιατι οι περισσότεροι 'Ελληνες δεν υπήρξαν ποτέ πλούσιοι, το επίπεδο της ζωής τους ήταν πάντα αρκετά χαμηλό και δέν είναι ενα σημερινό δεδομένο, γι'αυτό έρχεται αυθόρμητα το ερώτημα : "μα ποιός νοιάστηκε ποτέ πραγματικά για τους έλληνες";
Η σύχγρονη Ελλάδα κυβερνήθηκε ανέκαθεν απο ανάξια άτομα ακόμα και μετά το 1974, οταν η ολιγαρχία πήρε τη θέση της δικτατορίας, πήραν την εξουσία διευθαρμένοι κυβερνώντες, που υποστηρίζονταν απο προσωπικότητες που αποζητούσαν τον πλούτο και τα προσωπικά συμφέροντα σε βάρος του ελληνικού λαού.
Η Ελλάδα είναι ενα έθνος χωρίς δική της βιομηχανία, οι περισσότερες επιχειρήσεις βρίσκονται στην Αθήνα και την Θεσσαλονίκη , και κατα τα άλλα είναι εφοπλιστές και τουριστικοί πράκτορες, αλλα αυτοί που διαχειρίζονται αυτές τις επιχειρήσεις δεν νοιάστηκαν ποτέ για τιν πατρίδα τους φοροδιαφεύγοντας , διαυθείροντας δημόσιους λειτουργούς , παραμορφώνοντας την εικόνα της Ελλάδας , μια ισχυρή και ύπουλη ολιγαρχία που έσπρωξε το έθνος στο γκρεμό.
Ο Ελληνικός λαός πληρώνει τώρα σκληρά όλα τα επακόλουθα που προκάλεσε αυτή η ολιγαρχία και αυτό είναι θλιβερό. οι Ελληνες δεν αξίζουν τέτοιας αντιμετώπισης.
Ο Ελληνικός λαός , αυτός των υπολοίπων 9.900.000 Ελλήνων πολιτών είναι κατι άλλο και θα είναι εκείνοι με τη δύναμη τους και την περηφάνια τους που τους διακρίνει που θα σώσουν την Ελλάδα. Ετσι οπως έκαναν στο παρελθόν εκδιώχνοντας τους Τούρκους και κυρήσσοντας την ανεξαρτησία τους.
Στην Ελλάδα συνάντησα ανθρώπους μορφωμένους, ευγενικούς και περήφανους που έχουν καθόλα το δικαίωμα να αισθάνονται ευρωπαίοι και να μην κατατάσονται σε λαό β' κατηγορίας λόγω των ανάξιων πολιτικών που τους κυβέρνησαν , αλλα και η Ευρώπη θα πρέπει να παίξει το ρόλο της γιατι η Ε.Ε πρεπει να ξαναγίνει εργαλείο συνεργασίας και αλληλοβοήθειας μεταξύ των λαών της και οχι απλά μια αδιαμφισβήτητη αυτοκρατορία τρωικανών και γραφιοκρατών απο τις Βρυξέλες.

mercoledì 14 marzo 2012

Volare

Volare, sogno dell’uomo, sogno di ogni uomo, nella simbologia del comportamento umano vuol dire cambiare il punto di vista del nostro mondo.
Volare significa anche chiudere gli occhi e lasciare la realtà divagando con la fantasia, lasciando alle spalle le vicende della vita con le sue preoccupazioni e le sue angosce.
Volare è dare spazio alla nostra creatività dalla quale scaturisce il bello, il geniale, la parte migliore di ogni individuo in assoluta libertà, rimettendo a se stessi ogni decisione, è un viaggio verso l’ignoto e l’irraggiungibile, è la sfida dei limiti.
Quando l’uomo si accorse degli uccelli, nacque forse la prima invidia, perché loro riuscivano a raggiungere luoghi irraggiungibili, forse era la prima volta che l’uomo primitivo, seppur nella sua grettezza di primate, capiva che esistevano delle limitazioni, degli handicap.
Il peso di sé stesso costringe l’uomo a muoversi orizzontalmente sulla faccia del pianeta ma non verticalmente: è la limitazione della libertà, è la negazione di quel sentimento di onnipotenza che tutte le civiltà hanno sempre attribuito ad esseri sovrannaturali, ad un dio.
Per questo il volare meccanico è stato distinto dal volare allegorico dove l’uomo simboleggia il suo bisogno di dare alla vita un approccio diverso spinto dalla voglia quasi fisica di andare oltre la realtà, nel surreale e nell’utopico.
Il bisogno di volare verso un mondo diverso, forse effimero, nasce essenzialmente dall’angoscia che insiste nella realtà della vita, il volare è inteso quale fuga verso un vivere diverso che nell’immaginario sia una sorta di eden consci della sua irraggiungibilità, ma in questo contesto converge anche il bisogno, già accennato prima, di dare sfogo alla fantasia e alla creatività che contribuiscono in modo determinante ad alleviare il presente con i suoi problemi e le sue angosce: è il senso delle arti in tutte le loro espressioni.
Leggere un libro nel silenzio di una stanza, ascoltare o addirittura suonare un notturno di Chopin, incantarsi davanti ad un’opera d’arte fa volare, perché, anche per pochi attimi, ci stacchiamo dalla realtà liberandoci dai suoi pesi; dare sfogo alla nostra creatività e fare qualcosa che ci dia soddisfazione, che ci piaccia, ci libera dalla schiavitù di una società sempre più frenetica e grigia, che ha perso il senso di centralità dell’individuo.
L’uomo contemporaneo ha bisogno di volare, in un mondo sempre più corrotto dall’oscurità e dal dolore in una continua sovrapposizione di bene e male; è un bisogno di luce, di colori, di profumi e di amore, un mondo che dovrebbe essere la realtà ma è, invece, un sogno.

domenica 4 marzo 2012

Addio Lucio

Una piazza, la tua piazza, gremita di gente che ti vuole bene, le tue canzoni che ripetutamente, da giorni, echeggiano per radio, l'indissolubile connubio di musica e poesia che fino all'ultimo giorno della tua vita hai voluto fosse il senso della tua arte.
L'uomo delle parole non messe a caso, provenienti dalla profondità di un animo nobile e generoso.
Spesso chi raggiunge il successo non lo conserva, ma te no, perché sei appartenuto ad una generazione ruggente che credeva nei valori e credeva nel suo pubblico, non ritenuto un mero fruitore della tua arte ma essenza basilare di un rapporto di amore e stima.
L'autenticità della tua personalità ti ha accompagnato per tutta la vita con la poesia e la musica, potevi essere un divo irraggiungibile, invece eri uno di noi tra di noi e questo è un qualcosa che fa delle persone dei giganti.
Morandi ha detto "che bello scherzo che ci hai fatto", andare via cosi, sul più bello........si perché Lucio Dalla non era al declino, era sempre alla ribalta e per questo sarà sempre immortale.
L'immortalità si conquista tramite l'amore, è un modo per dire che quando si pensa alla morte, chi se ne va resta vivo se nella sua esistenza è stato capace di dare sé stesso agli altri e trasmettere nell'anima degli altri un messaggio di amore e pace.
Lucio Dalla ci ha lasciato un testamento importante: saper guardare con ottimismo al futuro in quel connubio straordinario esistente tra lo spazio e il tempo, mettendo da parte l'ipocrisia e l'egoismo.
Grazie Lucio.

sabato 18 febbraio 2012

Mentalità

E' cosi difficile capire gli altri, alle volte è come se si parlassero lingue diverse o, addirittura, si fosse sordi; ognuno di noi ha una sua mentalità, differente, unica che distingue inesorabilmente ognuno di noi nell'ambito di un contesto sociale.
Per questo è sempre difficoltoso accomunare le idee e realizzare qualcosa di costruttivo.
Ogni aggregazione umana è propria a se stessa in ragione di un qualcosa in comune: un ideale, una disciplina sportiva, un'istituzione, l'amore; ma anche qui negli stessi contesti dove ognuno condivide qualcosa con l'altro, emergono i conflitti causa la diversa mentalità.
I pensieri, i sentimenti, le emozioni sono molteplici: ogni donna o uomo sulla base dell'istruzione a del contesto sociale vissuto e, più a latere, della cultura di provenienza si costruisce, nel corso della propria vita, la propria mentalità, composta da convinzioni, pregiudizi, idee, giudizi e anche ossessioni; la mentalità la assimilerei alle impronte digitali: ogni individuo le ha diverse dall'altro, anche tra gemelli; ecco, i gemelli sono un tipico esempio che meglio far comprendere cosa vuol dire mentalità differente.
I gemelli appaiono apparentemente uguali, per gli omozigoti, i due bambini sembrano identici, ai primordi della loro età evolutiva però già si notano le differenze riguardo al loro comportamento ad esempio uno dorme di giorno e l'altro di notte, questo è il senso: la differenza.
E' difficile mutare la propria mentalità anche se sostenuta dal raziocinio, il pensiero è libero, la mentalità è il frutto del pensiero, quindi è libera e come tale va rispettata fino a quando tuttavia non sia contraria ai diritti universalmente riconosciuti alla condizione umana, la mentalità può essere però condizionata, specie se tale condizionamento è basato su una imposizione.
L'uomo, essere sociale, vive della sua mentalità, spesso addirittura si identifica un periodo storico con una mentalità comune, sbagliando ovviamente, perchè è una generalizzazione.
Il generalizzare induce spesso in errore, è un atteggiamento tipico di tutti noi che si basa sul giudizio, se il giudizio è errato, la generalizzazione è errata, soltanto che generalizzare è errato.
Il condizionamento della mentalità può avere effetti devastanti se diretto verso molteplicità di individui : oggi esiste un forte condizionamento proveniente dai media, i mezzi di comunicazione di massa influiscono pesantemente sulla mentalità  senza però, fortunatamente, alcuna possibilità di farla mutare.
La mentalità quindi, se pur condizionata, anche con l'imposizione, difficilmente  si accomuna con le altre; per questo sono difficili i dialoghi costruttivi, mentre è molto più facile esercitare l'ostruzionismo; tipico esempio lo troviamo nel dibattito politico, le forze antagoniste, anche per questioni di interesse generale che dovrebbero prescindere dalle ideologie politiche, trovano con difficoltà un punto d'incontro, preferendo giungere ai compromessi.
Il dibattito, la discussione, il litigio sono tre tipici esempi di confronto tra mentalità diverse, dove i punti di vista sono sempre più lontani in relazione all'animosità del discorso e le opinioni che possono essere personali o a sostegno di una determinata ideologia si sovrappongono tentando la prevaricazione e, spesso, arrivando alla violenza.
Tutto ciò per affermare, con convinzione, che l'uomo è particolare, è complesso, la sua natura di essere pensante lo ha portato a creare un mondo virtuale, fatto di idee, di discipline di scienze, di religioni che lo hanno sostenuto nel tempo, dandogli l'opportunità di sopravvivere e di evolversi nella sua creatività.